Bufera sulla Sicilia: non spende i fondi ricevuti, l’Ue si riprende i soldi

Oltre 8mila imprese agricole rischiano di dover restituire 180 milioni di contributi per aiuti alle coltivazioni biologiche ricevuti dal 2013

Sono ottomila le aziende siciliane impegnate nella bioagricoltura che rischiano di dover restituire i fondi messi a disposizione dalla Ue per il settore. Un pasticcio che rischia di costare carissimo alle casse della Regione: 320 milioni di euro. La cifra riguarda il bando “Adozione di metodi di produzione agricola e di gestione del territorio sostenibili”, inerente il programma di sviluppo rurale, legato ai fondi europei 2007-13. A distanza di più di tre anni dall’indizione della gara e dopo che buona parte dei fondi sono stati assegnati a circa 8mila aziende, il Tar ha annullato di fatto l’intero iter burocratico accogliendo il ricorso presentato dagli imprenditori esclusi. Peccato però che dal 2013 al 2015, le aziende abbiano già ricevuto finanziamenti per 180 milioni di euro. Un disastro, perché si tratta di fondi europei che Bruxelles quindi non certificherà, con un doppio danno sia per la Regione, che si troverà con un buco nei conti di almeno 180 milioni, sia per le aziende che rischiano di dover restituire quanto ricevuto dal 2013 a oggi.

A rischio il biologico – “Non possiamo più permetterci di aspettare fino all’ultimo momento per spendere i fondi europei. Abbiamo avuto sette anni di tempo, in cui le regole europee erano chiare e già note. La totale incapacità di amministrazione e programmazione non è più accettabile per gli agricoltori siciliani, che ad oggi si ritrovano a rischiare persino i soldi per il biologico”, attacca l’europarlamentare M5s Ignazio Corrao.  Quei soldi erano stati riconosciuti nel 2012 da un bando che metteva in palio 320 milioni di fondi Ue per aiutare l’agricoltura ecosostenibile. Solo che – come racconta l’edizione palermitana de La Repubblica – il Tar ha annullato quel bando, accogliendo il ricorso delle duemila aziende tagliate fuori.
Il motivo è semplice: l’Unione Europea nella sua circolare fa una serie di distinzioni tra diversi tipi di agricoltura biologica. Differenze assenti nel bando della Regione Siciliana, che si limitava a erogare i fondi a pioggia.

Il bando è nullo – All’assessorato Agricoltura provano a rimediare, cercando di dividere la graduatoria in diverse sezioni in base alla tipologia di biologico. I ricorrenti, forti dell’accoglimento del ricorso, chiedono di avere anche loro i finanziamenti. La Regione non fa nulla e tornano a rivolgersi al Tar, che gela tutti con un’ordinanza: “Considerato che la sentenza ha annullato il bando, tutte le determinazioni assunte dall’amministrazione successive appaiono illegittime — scrivono i magistrati — e il tribunale respinge la domanda dei ricorrenti”.
Insomma, il bando è nullo e viene scritto in maniera chiara.

Un dramma per un settore fondamentale – All’orizzonte comincia a prendere forma un duplice pasticcio: da una parte le ottomila aziende vincitrici del bando del 2012 potrebbero essere costrette a restituire i 180 milioni di euro già ottenuti dalla Regione. Una misura che decreterebbe, in pratica, il de profundis per il biologico siciliano. Ma non solo. Perché l’intera cifra del bando potrebbe alla fine non essere certificata dall’Unione Europea. E nei conti siciliani si aprirebbe a quel punto un nuovo buco compreso tra i 180 e i 320 milioni di euro. L’ennesima batosta per le casse dell’isola, ma un vero e proprio dramma anche per un settore fondamentale della Sicilia.

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