Briatore: “Sogno un’Italia SpA: presidente Berlusconi, Renzi direttore”

Secondo l'imprenditore cuneese “Il ‘Renzusconi è l’unica formula a poterci salvare"

In una intervista a tutto tondo ad Antonello Caporale de Il Fatto Quotidiano, Briatore ha toccato vari temi fra cui la politica italiana. Per la quale non nasconde di fare il tifo per un ‘Renzusconi’.

RENZI-BERLUSCONI, L’ITALIA COME UNA S.P.A. – “E’ l’unica possibilità, l’ultima per l’Italia. Mi piace l’uno e mi piace l’altro. Il vecchio e il giovane. Due vincenti. Il presidente è un grande, e Matteo ha un piglio che pochi possono vantare. Vedo bene una loro società. Italia SpA. Presidente Berlusconi, Amministratore delegato Renzi. Non ce n’è per nessuno”.

TASSE E LAVORO – Definito il governo dei sogni, Briatore passa agli argomenti più urgenti: dalla flat tax ventilata da tempo da Salvini ed ora anche da Berlusconi (una unica aliquota sopra il 20% per tutti, ricchi e poveri) al costo del lavoro: “Abbassare il costo del lavoro, azzopparlo, spianarlo. Un dipendente che guadagna 2.500 euro mi deve costare al massimo 3.000 euro. Prima riforma da fare immediatamente. Ed è poi necessario non far gestire più un soldo allo Stato. Brucia i denari, dilapida ricchezze. Non è possibile andare avanti così”.

LODE A TRUMP – Non mancano elogi all’amico Donald trump, specie per la dichiarazione in cui afferma che “non si porterebbe mai un povero al governo. Non è un vincente, né ha dato prova di sapere organizzare la vita degli altri. Un ricco sì”. Briatore concorda: “Approvo l’amico Trump. Non perché sia razzista, poi io come farei ad esserlo avendo conosciuto la povertà. Ma è un fatto che se hai mostrato carattere e forza, se sei un vincente, puoi esibire le tue qualità per il bene comune”.

LA RICCHEZZA – Infine una riflessione sulla ricchezza e sui riflessi familiari, specie per il figlio Nathan Falco: “E’ vero che le amicizie possono far pensare, specialmente se si è bambini, che il mondo sia di un solo colore. Ho trovato a scuola un amichetto di mio figlio di sette anni con un Rolex al polso. Non va bene. Ma mio figlio sa che esiste anche la povertà. Viene con me in Kenya”.

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