Brexit: “Londra se la caverà: il (vero) grande rischio è la fine dell’eurozona”

L'ex governatore della Bank of England lancia l'allarme. Per noi più che per gli inglesi

Il sospetto che alla base della Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ci fosse la storica difficoltà di ‘piegarsi’ alla Germania da parte dei sudditi di Sua Maestà è sempre esistito, al di là delle dinamiche finanziarie e del mercato comune. Ora una conferma arriva niente meno che da Mervyn King, 68 anni, governatore della Bank of England dal 2003 al 2013. Il quale, intervistato dal Corriere della Sera, mette in guardia il resto dell’Unione proprio dai tedeschi. Secondo King, infatti, se Londra alla fine supererà le difficoltà date dasll’uscita, l’Unione rischia semplicemente di implodere.

“E’ LA UE AD AVERE LASCIATO NOI” – “La Gran Bretagna ha il diritto di governarsi da sé. È un po’ bizzarro che la quinta potenza economica mondiale rinunci alla sua sovranità. Chi ha votato per la Brexit non è razzista, xenofobo o stupido. Il punto è che le élite hanno perso il contatto con i bisogni della gente. La Brexit non è una reazione contro l’Europa: i britannici amano l’Europa, ma odiano l’unione monetaria e sono ambivalenti verso la Ue, che è molto diversa da quella del nostro ingresso, nel ’73. Oggi i principali problemi della Ue sono l’immigrazione massiccia e l’euro, cose che non hanno nulla a che fare con il Regno Unito, rimasto fuori da Schengen. Ecco perché dico sempre che è la Ue ad avere lasciato noi”.

INDICE CONTRO I TEDESCHI – King parla anche di politica monetaria e di obiettivi incompatibili all’interno dell’Unione. “Draghi è in una posizione impossibile. La Germania ha bisogno di tassi di interesse e un cambio euro/dollaro più alti, mentre a Francia e Italia servono tassi e cambio più bassi. Ma questo è incompatibile con l’unione monetaria. È sempre stato così, ma c’era l’emergenza dei debiti sovrani. Ora però l’affermazione di Draghi che la Bce è pronta a fare tutto il necessario, il suo famoso whatever it takes , è meno efficace, e i mercati si chiedono quale sarà il futuro dell’unione monetaria. C’è bisogno di un’unione fiscale e la Germania deve pagare. Le tensioni nell’eurozona si sono spostate da Grecia e Portogallo ai contrasti tra Francia e Germania. L’eurozona precipiterà di nuovo nella crisi senza un dibattito genuino e un reale cambiamento. Qualcuno deve convincere la Germania che non ci sono alternative per salvare l’euro”.

“L’unione monetaria è stata prematura senza l’unione fiscale – prosegue King -, un terribile errore. Molti sostengono che sarà una crisi profonda a forzare l’unione fiscale. Il problema però è che non si può creare un’unione senza un sufficiente sostegno democratico legittimo. La disoccupazione, in particolare dei quella dei giovani, è così alta che non sorprende vedere l’ascesa di nuovi partiti politici che incolpano l’unione monetaria. Vengono liquidati come populisti, ma le loro critiche sono basate su fatti economici, che le élite non capiscono”.

Ma quanto ‘costerebbe’ alla Germania l’unione fiscale? “Il 5% del Pil indefinitivamente (vale anche per Austria e Olanda). Perciò il conto sarà molto alto, ma necessario per permettere ai Paesi del Sud di conservare la piena occupazione. Tra questi metto anche Francia e Italia oltre a Spagna, Portogallo, Grecia e Cipro, cioè gli Stati che hanno perso la loro competitività. Purtroppo i politici tedeschi sono contrari a spiegarlo ai loro cittadini. Stiamo andando verso il disastro”.

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