Brexit: la Gran Bretagna rischia di restare senza antibiotici

Procedura al via il 29 marzo. I big della farmaceutica, 10% del pil, sono già in fuga

Il meccanismo di avvio della Brexit scatterà il 29 marzo, quando Bruxelles riceverà da Downing Street la lettera che invoca l’applicazione dell’art.50 per l’uscita del Regno Unito dalla Ue. L’iter prevede la notifica ufficiale all’Ue tramite una lettera firmata dal primo ministro con la quale si dichiara l’intenzione della Gran Bretagna di uscire dall’Unione avviando quindi un negoziato della durata di due anni. “Siamo all’inizio del più importante negoziato per il Regno Unito nell’arco di una generazione”, ha affermato in una nota il ministro per la Brexit, David Davis.

Ma nelle ultime ore è su alcune possibili conseguenze pratiche che si è soffermata l’attenzione degli osservatori. A partire dall’industria farmaceutica, che con l’uscita dal mercato comune rischia seriamente di mettere in difficoltà i sudditi di Sua Maestà. Mentre tutti sono concentrati sulle conseguenze per la finanza della Brexit, che magari non saranno alla fine così catastrofiche, è su settori ‘collaterali’ come quello dei farmaci che potrebbero nascere problemi seri.

Il Regno Unito è infatti fondamentale nel comparto: vi hanno sede due dei maggiori sette gruppi mondiali, Glaxo SmithKline (Gsk) e AstraZeneca, due giganti da 46 miliardi di sterline di fatturato e 150mila dipendenti. Oltre a gruppi minori ma potenti come Btg oppure Shire e Tiziana Life Sciences nel biotech. Inoltre Londra ospita l’European Medicines Agency, l’authority dell’Unione che certifica, sperimenta e autorizza i farmaci con validità in tutto il continente (e in virtù di un accordo con la Food and Drug Administration anche in America).

Ma soprattutto lavorano nel settore almeno 700mila persone (di cui il 15% proveniente dagli altri Paesi europei), per un valore complessivo della produzione di almeno 200 miliardi, il 10% del Pil del Regno. Il rischio è che una ‘hard Brexit’ come quella che si profila comporti una rottura così radicale con l’Europa per cui la Gran Bretagna non rientrerà né nella disciplina dell’Eea (European Economic Area), il modello di Norvegia, Islanda e Liechtenstein, né in quella dell’Efta (European Free Trade Association), quella della Svizzera che vi aderì proprio per porre fine all’isolamento della sua forte industria farmaceutica.

Peraltro nel 2018 entrerà in funzione un ambizioso portale unico comunitario, una piattaforma su cui saranno centralizzati le richieste, le approvazioni, il monitoraggio e i risultati di tutte le sperimentazioni condotte in Europa. La Gran Bretagna ne sarà esclusa. “Siamo spaventati non solo dalla perdita di business ma dalla esclusione dei pazienti britannici dalle medicine più avanzate e dagli antibiotici”, è l’allarme di Mike Thompson, capo dell’Association of british pharmaceutical industry. “Temiamo che le industrie di tutto il mondo scelgano di sperimentare e lanciare i nuovi farmaci prima negli altri Paesi e poi in Uk, e non il contrario come accade oggi appunto perchè qui ci sono la ricerca, l’authority, oltre a un tessuto di startup biotecnologiche cruciali per molte ricerche”.

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