Brexit, il FMI premia i britannici: “Cresceranno più degli altri”

Le stime di crescita pubblicate dal Fondo Monetario Internazionale

Il Fmi stima che il pil della Gran Bretagna crescerà quest’anno dell’1,8%, meno del 2,2% del 2015, ma 0,1 punti percentuali in più rispetto alle previsioni di luglio. Nel 2017 la crescita è prevista rallentare ulteriormente all’1,1%. Rallentamento causato dall’uscita dall’Unione Europea da parte della Gran Bretagna, si dirà. Eppure i dati dicono qualcosa di diverso, perchè le stime sulla Gran Bretagna sono comunque migliori rispetto a quelle per il resto dei Paesi del G7. E intanto in Gran bretagna fa discutere l’uscita della ministra degli Interni Amber Rudd, che ha invitato le aziende a fornire le liste dei lavoratori non britannici.

NUMERI – L’Italia registra un ribasso delle previsioni. La riduzione più consistente è tuttavia toccata agli Stati Uniti, che gli economisti dell’Fmi prevedono ora che possa crescere delll’1,6% nel 2016 (lo 0,6% in meno rispetto a luglio) e del 2,2% nel 2017 (lo 0,3% in meno). La crescita più lenta negli Usa e in alcuni altri Paesi avanzati, fra cui Italia e Francia, è compensata dal lieve miglioramento nei Paesi emergenti. Complessivamente, le previsioni per la crescita mondiale restano quindi invariate nel confronto con tre mesi fa, al 3,1% e al 3,4% rispettivamente.

Il Fondo sollecita le autorità di politica economica a interventi più decisi per evitare che la bassa crescita diventi cronica, riconoscendo contestualmente come l’andamento deludente dell’economia sia un fattore importante nell’emersione di movimenti populisti e anti-globalizzazione in diverse delle aree più importanti, compresi gli Stati Uniti e l’Europa. “La crescita è stata troppo bassa troppo a lungo – osserva Obstfeld – e in molti Paesi i suoi benefici hanno raggiunto troppo poche persone, con ripercussioni politiche che probabilmente deprimeranno la crescita globale ulteriormente”.

L’ITALIA – Per quanto riguarda l’Italia, l’impulso alla crescita verrà quasi esclusivamente dalla domanda interna. Il rapporto mette l’accento fra l’altro sulla vulnerabilità del sistema bancario, anche se nota che c’è stata finalmente una leggera ripresa del credito. La politica fiscale sarà leggermente espansiva, nota l’Fmi, che prevede per il deficit (le stime ancora non tengono contro del Def) un 2,5% del prodotto interno lordo nel 2016 e un 2,2% nel 2017. Il debito pubblico salirà quest’anno al 133,2% del pil e l’anno prossimo al 133,4%. La disoccupazione, nelle previsioni del Fondo, è destinata a restare la più elevata nei Paesi del G-7, all’11,5% nel 2016 e all’11,2% nel 2017.

ACCELERAZIONE BREXIT – Tornando all’uscita dei britannici dall’UE, Theresa May ammette che il percorso verso la Brexit sarà “accidentato, non una navigazione tranquilla”, ma resta convinta che la Gran Bretagna possa “afferrare” questa occasione come “un’opportunità”. La premier britannica torna sull’argomento in un’intervista radiofonica alla Bbc, dopo aver annunciato domenica al congresso Tory di Birmingham che il via al processo di divorzio da Bruxelles scatterà entro marzo con l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona e che non ci sarà alcun ripensamento sul risultato del referendum che ha decretato l’addio all’Ue.

Il Regno Unito “non supplicherà” nessuno nei negoziati, insiste oggi May, ma sarà “ambizioso” negli obiettivi: incluso quello, ribadito, di voler ridurre l’immigrazione. Secondo la premier, su quest’ultimo terreno “non c’è una singola misura” risolutiva, ma resta l’impegno del suo governo a scendere sotto i 100.000 ingressi di migranti all’anno sull’isola. Impegno che peraltro May non precisa di poter confermare o meno per la scadenza del 2020 indicata in passato.

‘PRIMA I BRITANNICI’ – Ma le parole della may sono state quasi totalmente oscurate da quelle dellla ministra degli Interni Amber Rudd. Le parole della ministra Rudd sono state anticipate dal Times di Londra, che ha aperto la prima pagina con un titolo allarmante: “Firms must list foreign workers”, le aziende dovranno fare liste dei lavoratori stranieri. Un’idea che Rudd ha precisato al congresso dei Tories: “Ci sono troppi lavoratori stranieri in Gran Bretagna”, ha detto, aggiungendo subito dopo che sono troppi anche gli studenti stranieri. Gli uni e gli altri tolgono posti, spazio e risorse ai cittadini britannici, sostiene la ministra.

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