Boschi, Banca Etruria e le agevolazioni agli amici massoni

Una funzionaria dell'istituto denuncia pressioni indebite da parte della dirigenza

Dopo l’individuazione di una vera e propria ‘centrale’ che operava con l’esclusivo intento di rifilare bond rischiosi ai clienti, il caso Banca Etruria si arricchisce di un nuovo giallo: si parla infatti di indebite pressioni atte a favorire l’apertura di un conto corrente e la concessione di una linea di fido senza garanzie a imprenditori sponsorizzati dalla famiglia Boschi e in particolare da Emanuele, all’epoca funzionario della Popolare aretina e fratello del sottosegretario Maria Elena.

Ne parla un approfondito articolo di Giacomo Amadori per il quotidiano La Verità, poiché da quel conto transitò poi parecchio denaro sporco destinato al faccendiere Flavio Carboni, ora indagato insieme con i suoi sodali per riciclaggio e a suio tempo condannato per il crack del Banco Ambrosiano.

Il caso – al momento senza indagati – nasce dalle dichiarazioni di Ede Polvani, la direttrice di filiale che ha scoperto a chi fossero dirette le centinaia di migliaia di euro che transitavano dalla Svizzera e che per questo ha chiesto e ottenuto di far poi chiudere il rapporto aperto con la Geovision srl, fallita nel settembre scorso e già finita sotto inchiesta a Perugia per una frode legata al mancato pagamento dell’Iva. Alla Geovision venne concesso il trattamento riservato alle società vicine ai vertici dell’istituto. “Nello specifico ricordo che nel giugno del 2014 venni contattata, non rammento se venne di persona o telefonicamente, dal collega Emanuele Boschi, all’epoca a capo di un servizio di sede centrale, il quale mi comunicò che sarebbe venuta una società per aprire un conto presso la mia agenzia, dicendo che si trattava di un’azienda di sua conoscenza che aveva la sede a Badia al Pino e che avrebbe fatto un buon lavoro con la banca visto l’enorme fatturato che produceva”.

Gli inquirenti avevano scoperto che “l’enorme fatturato” dell’azienda era stato realizzato attraverso società cartiere e false fatturazioni. Per questo a marzo 2014 era stata visitata dagli uomini delle Dogane, che avevano sequestrato scatoloni di documenti e messo sotto intercettazione cinque indagati. Eppure solo qualche settimana dopo Emanuele Boschi era pronto a scommettere che “la banca avrebbe avuto benefici dal lavoro che la Geovision avrebbe apportato”.

Nell’ ufficio della Polvani si presentò comunque l’amministratore legale della società, Emiliano C. “Lo stesso accennò al discorso di avere un affidamento tramite l’anticipo fatture. Al che risposi che intanto si apriva il conto e che per instaurare la pratica avrei avuto bisogno di altra documentazione, quale un business plan, il bilancio degli ultimi esercizi, gli ultimi due estratti conto”. In sostanza ciò che qualunque altro imprenditore avrebbe dovuto presentare per ottenere un prestito.

Ma la Geovision non era un’ azienda come le altre: “Nel giro di pochi giorni venni sollecitata da Lanini Lorenzo, all’epoca responsabile della concessione crediti sia telefonicamente che tramite mail, per istruire la pratica di fido alla Geovision. Io risposi che ero in attesa dei documenti necessari, tuttavia il Lanini continuava con i solleciti, invitandomi a mandare avanti lo stesso la pratica che poi tanto i documenti sarebbero arrivati. Sta di fatto che feci quanto richiesto da Lanini e la pratica venne deliberata, ma i documenti non li ho mai visti”.

A quel punto iniziarono i primi movimenti sul conto incriminato e la Polvani notò un grosso bonifico proveniente dall’ estero. Si accorse anche che diverse movimentazioni in uscita erano dirette a una certa ‘Laura Scanu’. La funzionaria, forse incuriosita dalle pressioni subite, digitò quel nome su Internet e scoprì “un sacco di articoli su questa signora che era la ex moglie di Flavio Carboni”. Allarmata, decise insieme con un collega di fare un sopralluogo alla Geovision. E qui ebbe un’altra brutta sorpresa: “Ricordo bene quella giornata notammo che si trattava di un immobile all’apparenza deserto con il cancello aperto e senza nessuna insegna”.

“Uscimmo dalla Geovision ancora più insospettiti” ha dichiarato la Polvani ai finanzieri, “e abbiamo provveduto a inoltrare la segnalazione antiriciclaggio per mancanza della documentazione atta a effettuare un’adeguata verifica rafforzata”. L’alert andò a buon fine e il collega dell’antiriciclaggio concordò “per la chiusura del rapporto”.

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