Berlusconi: “Moneta parallela all’euro”. E lo spread torna a salire

Quella del Cavaliere è un'uscita più politica che economica. Ma i mercati reagiscono

Lo spread e Silvio Berlusconi tornano a fare capolino sulle cronache economiche agostane. Se era stata proprio la crescente e anomala differenza di rendimento fra titoli di Stato tedeschi (Bund) e italiani (Btp) a sotterrare l’ultimo governo Berlusconi, l’ex presidente del consiglio è tornato a “stimolare” lo spread stesso con le recenti uscite a proposito di una moneta parallela all’euro da inserire nel circuito economico italiano. Una boutade in realtà molto più politica che economica, che ha l’obiettivo di tenere il rapporto con la Lega anti-euro di Salvini in attesa di capire quale sarà la legge elettorale. Eppure una boutade che sebra aver inquietato i mercati.

Lo spread Bund-Btp aveva sfiorato i 210 punti a metà aprile scorso ed era tornato a superare quota duecento in giugno, prima che sfumasse la riforma elettorale e dunque la prospettiva di un voto anticipato. All’ inizio di agosto lo spread era già sceso a 150 punti. Fino a due giorni fa. Poi improvvisamente il premio di rischio sul debito di Roma è salito di circa dieci punti (0,10%) e lo spread è tornato oltre quota 170, il punto più alto da cinque settimane.

Ad agitare gli investitori soprattutto la proposta di una “moneta parallela” o di “moneta fiscale” come mezzo di pagamento accanto all’euro. Ne parlano sia economisti vicini al Movimento 5 Stelle che appunto Silvio Berlusconi, quest’ultimo con ogni probabilità per trovare un terreno d’intesa con la Lega Nord (che propone qualcosa di simile: i mini Bot). La proposta, lanciata da Berlusconi in un’intervista concessa al quotidiano Libero domenica scorsa, è infatti soprattutto un tentativo di trovare un’intesa con l’ala più anti-euro della sfera della destra per le prossime elezioni di inizio 2018. Con l’obiettivo di tenersi una porta aperta sia per un’eventuale intesa con Renzi, sia per quella con lo schieramento di centrodestra.

La proposta non prevede in teoria un abbandono dell’euro, prospettiva che innervosisce milioni di risparmiatori italiani. E nemmeno suggerisce di emettere una nuova valuta, perché la Bce ha legalmente il monopolio della creazione di moneta. Piuttosto in tutti i casi si discute dell’emissione di cambiali, crediti fiscali o altri titoli di Stato a breve termine: in altri termini – nota Lorenzo Codogno, ex capoeconomista del Tesoro – sempre nuovo debito pubblico che minaccia di diventare molto presto insostenibile e inflazionato.

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