Bankitalia come Renzi: “Le banche taglino i costi, anche sul personale”

"La redditività delle banche italiane rimane debole" e per rimediare le banche "devono agire su vari fronti"

Ci sono troppi bancari, per questo “è necessaria un’azione energica di contenimento dei costi”. Bankitalia si allinea al premier Renzi che qualche settimana fa aveva parlato di un numero di bancari (328mila) sproporzionato e aveva ventilato le necessità di dimezzarli entro qualche anno. Una dichiarazione che aveva spinto i sindacati a minacciare lo sciopero generale, ma che oggi viene ribadita da Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento vigilanza di Bankitalia.

“Il complesso delle banche italiane mostra una buona tenuta pur dovendo fronteggiare due principali difficoltà: l’elevata consistenza dei crediti deteriorati e la bassa profittabilità“, ha proseguito Barbagallo, sottolineando che “la redditività delle banche italiane rimane debole”, quindi “occorrono nuovi investimenti in tecnologia e capitale umano, diversificare ulteriormente le fonti di reddito, contenere i costi”.

Su quest’ultimo punto, il capo della Vigilanza ha messo in evidenza come “la politica di contenimento dei costi dovrà proseguire anche attraverso un ripensamento della presenza sul territorio e non possono essere esclusi interventi sul costo del personale, in un quadro più ampio di misure volte a rivedere il modello di attività e a valorizzare e riqualificare le competenze delle risorse umane, che l’evoluzione tecnologica vuole sempre più specializzate”.

Per quanto riguarda il capitolo sofferenze, Barbagallo ha precisato che “con la ripresa, seppur modesta, dell’economia il processo di deterioramento della qualità del credito si sta riducendo; ciò sta dando luogo a un graduale ridimensionamento della consistenza di questi attivi”. Nel secondo trimestre dell’anno, ha precisato, il flusso dei nuovi crediti deteriorati per l’intero sistema bancario è sceso al 3% del totale dei prestiti, attestandosi sui valori più bassi dal 2008.

Il valore di 360 miliardi indicato da diversi commentatori, ha aggiunto il capo della Vigilanza, “sebbene formalmente corretto è economicamente fuorviante. Esso infatti è al lordo delle cosiddette rettifiche di valore, perdite già spesate nei bilanci degli anni passati. Il valore netto era in realtà pari a circa 200 miliardi a fine 2015”.

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