Banche, l’80% delle sofferenze provengono dai grandi gruppi

Sono i crediti deteriorati a costituire il principale problema delle nostre banche

(Teleborsa) La crisi del settore bancario italiano non molla la presa. Istituti di credito al tracollo, piccoli risparmiatori travolti dal crac delle banche, persone che si sono tolte la vita dopo investimenti sbagliati. Una situazione, quella delle banche, che ha fatto scendere in campo non solo il Governo Italiano che ha approvato il decreto salva banche, ma anche la Commissione Europea, che ha autorizzato l’Italia a usare garanzie pubbliche per creare un piano di liquidità di sostegno precauzionale alle nostre banche. Un piano che sarà attivato dal Governo in caso di eventuali turbolenze dei mercati.

Sono i crediti deteriorati a costituire il principale problema delle nostre banche. A livello europeo solo Cipro e Grecia presentano una situazione peggiore della nostra. A segnalarlo la CGIA di Mestre che spiega come “al 31 marzo 2016 la dimensione economica complessiva del credito deteriorato ammontava in Italia a 333,2 miliardi di euro: 196 miliardi di sofferenze lorde,125,2 miliardi di inadempienze probabili e 12 miliardi di euro di finanziamenti scaduti/sconfinati. Questa situazione ha provocato una forte contrazione dei prestiti all’economia reale del nostro Paese. Non essendo in grado di recuperare una buona parte dei prestiti erogati, le banche hanno deciso di non rischiare più e hanno chiuso i rubinetti del credito. Solo da aprile 2015 ad aprile 2016, gli impieghi alle imprese italiane sono diminuiti di 24,3 miliardi di euro. Se poi misuriamo la stretta creditizia a partire dal punto massimo di erogazione del credito, raggiunto a novembre 2011, in quasi 4 anni e mezzo le imprese italiane hanno visto diminuire i prestiti bancari di ben 144 miliardi di euro”.

A chi sono riconducibili questi 196 miliardi di euro di sofferenze lorde che hanno messo in serie difficoltà le banche italiane e in generale tutta la nostra economia? In base ad una elaborazione sui dati Banca d’Italia, l’Ufficio studi dell’Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre segnala che “al 31 marzo scorso l’80 per cento circa dei finanziamenti per cassa era stato erogato dalle nostre banche al primo 10 per cento degli affidati. Per contro, la quota di sofferenze causate dal primo 10 per cento degli affidati è stato pari a poco più dell’81 per cento”. Come dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo: “Il nostro sistema creditizio è molto polarizzato. La migliore clientela, pari al 10 per cento del totale, riceve ben l’80 per cento di tutti gli impieghi erogati dalle banche. Mentre al restante 90 per cento viene erogato solo il 20 per cento del totale dei prestiti. Ma a differenza di quanto ci si dovrebbe attendere, le sofferenze si annidano in grandissima parte tra la migliore clientela. Al primo 10 per cento, infatti, è riconducibile l’81 per cento del totale delle sofferenze. In buona sostanza questo primo 10 per cento di affidati – costituito quasi esclusivamente da grandi aziende, grandi famiglie e gruppi societari, fa il bello e il cattivo tempo nei rapporti con le banche. Al 31 marzo 2016, il 70 per cento del totale delle sofferenze erano concentrate nelle classi sopra i 500.000 euro che, ovviamente, non possono che essere ascrivibili ad una clientela di grandi dimensioni”. A livello territoriale i grandi gruppi del Nord sono più “virtuosi” di quelli presenti nel Mezzogiorno.

Quali possono essere le strategie da adottare nel prossimo futuro per invertire la tendenza in atto? La ricetta di Renato Mason, segretario della CGIA è questa: “in primo luogo bisognerà perseguire uno sviluppo economico meno banco-centrico, anche attraverso l’attuazione di politiche pubbliche di sostegno alle imprese, abbassando i costi energetici, favorendo gli investimenti infrastrutturali, riducendo le tasse, tagliando il cuneo fiscale e incentivando l’internazionalizzazione della nostra economia. In secondo luogo, però, sarà necessario che gli istituti di credito, pur mantenendo un livello di patrimonializzazione di sicurezza, rimettano in moto il flusso di denaro verso le imprese. Inoltre, le banche dovranno ritornare a gestire i propri bilanci con rigore e sobrietà, recuperando la fiducia dei risparmiatori, vera e insostituibile materia prima che in alcune parti del paese il sistema bancario ha colpevolmente dilapidato”.

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