Banca Svizzera Italiana accusata di riciclaggio, lo scandalo si allarga

Si tratta del più grave scandalo della piazza finanziaria svizzera quello che ha costretto la FINMA a decidere che entro un anno BSI dovrà essere sciolta

L’ennesimo scandalo finanziario arriva dall’Asia e vede coinvolta una delle banche storiche della Svizzera, la Banca della Svizzera Italiana (BSI), rea di aver violato le disposizioni in materia di riciclaggio di denaro.

Un caso “di una gravità inaudita”, accompagnato dalle accuse di corruzione di funzionari pubblici e politici malesi, che ha costretto le autorità di controllo dei mercati del paese elvetico (Finma) a stabilire la fine delle attività dell’istituto ticinese entro un anno.

IL CASO – Già nel 2013, la Finma aveva messo in guardia la banca ticinese sulla disinvoltura dei suoi rapporti con alcuni politici malesi, coinvolti nello scandalo del fondo sovrano 1MDB. Uno scandalo da 4 miliardi di dollari che funzionari e politici corrotti di Kuala Lumpur sono accusati di aver distratto da società statali, dirottandoli su conti privati aperti presso banche straniere. Tra queste, appunto, la Bsi, una banca con un’eccellente reputazione caduta in mano ad un gruppo di individui senza scrupoli che l’hanno trasformata in uno strumento per attività illecite.
Le origini dello scandalo vanno ricercate nella scarsa legislazione e nei labili controlli della piazza di Singapore. Innanzitutto si tratta di attività di riciclaggio relative al fondo sovrano malese, di cui la banca era uno dei gestori, ma si parla anche di appropriazione indebita da parte di politici di spicco.

LO SCANDALO SI ALLARGA –  La Bsi è solo la prima di una lunga serie di banche occidentali che, come riporta Il Fatto Quotidiano, stanno per finire nel mirino delle autorità monetarie di mezzo mondo in relazione alle loro attività a Singapore. Nonostante l’isola si sia arricchita offrendo una vasta gamma di servizi tipici dei paradisi fiscali, chi la governa continua a negare che sia un paradiso fiscale.
“Singapore non è un paradiso fiscale, è un centro a valore aggiunto” questa è la risposta che, nel 2015, il Consiglio per lo sviluppo economico della nazione, l’agenzia governativa di Singapore, ha usato per contrastare le accuse mosse da varie istituzioni e governi stranieri riguardo ai metodi usati per attrarre investimenti ed imprese provenienti dalle loro nazioni.

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