Banca Etruria: le telefonate che inguaiano la Boschi

Pubblicata dal Fatto Quotidiano una conversazione fra il padre dell'allora ministra ed un banchere veneto

Nonostante le ripetute smentite, il ministro Maria Elena Boschi si occupava attivamente del caso Banca Etruria, e da Arezzo arrivavano messaggi diretti al premier in carica, Matteo Renzi. Lo conferma un’intercettazione pubblicata domenica da Il Fatto Quotidiano, che ha rilanciato il contenuto di una telefonata tra il direttore generale di Veneto Banca Vincenzo Consoli e Pier Luigi Boschi, padre del ministro, al tempo vicepresidente della popolare dell’Etruria. Pier Luigi Boschi avrebbe assicurato l’autorevole rappresentante del mondo bancario di avere intenzione di parlare del salvataggio del suo istituto con la figlia Maria Elena, all’epoca ministra del governo Renzi.

Il giornale riporta il testo di una conversazione che sarebbe avvenuta alle 19:34 del 3 marzo 2015 tra Pier Luigi Boschi e il direttore generale di Veneto Banca Vincenzo Consoli, poco dopo il varo del decreto che obbligava le prime dieci banche popolari per attivi a trasformarsi, entro 18 mesi, in Spa. La legge era stata approvata e Boschi cerca di salvare l’istituto di credito aretino, Consoli non si tira indietro. I due entrano nei dettagli e il banchiere fa una domanda al padre del ministro. La risposta riportata dal Fatto Quotidiano tira in ballo l’ex ministro delle Riforme e anche Matteo Renzi. “Domani in serata – risponde Boschi – se ne parla. Io ne parlo con mia figlia, con il presidente domani e ci si sente in serata”.

Il Fatto ricostruisce anche i precedenti della telefonata. Consoli, poco prima di sentire Boschi, chiama Vincenzo Umbrella, capo della sede di Firenze di Bankitalia e gli annuncia la chiamata “con Pier Luigi” per fissare un incontro “anziché con la figlia, direttamente con il premier”.

Sempre su il Fatto Quotidiano erano uscite altre indiscrezioni sulle inchieste. Il ministro ieri non ha replicato. Ma già da tempo ha smentito ogni ruolo nei tentativi, falliti, di salvare la banca aretina. Aveva parlato di “ennesima campagna di fango”, ammesso di avere incontrato banchieri, come Ghizzoni, ma di non avere “mai avanzato la richiesta” di comprare Banca Etruria. Ora l’intercettazione mette a dura prova la tesi del ministro.

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