Banca dei regolamenti: “Tempesta finanziaria inevitabile”

Lo dice la Banca dei regolamenti internazionali (Bri), nel rapporto trimestrale appena pubblicato

Dopo il grido d’allarme lanciato dall’Ocse, che prevede una valanga su banche e correntisti, e quello degli analisti della Bank of Scotland, che invitano i possessori di titoli a vendere quanto più possibile nel 2016, arriva il rapporto shock della Bri (Banca dei regolamenti internazionali), l’organizzazione finanziaria più antica al mondo, che si può considerare come la banca delle banche centrali: “una delle peggiori crisi dei mercati finanziari dal 2008 sta per abbattersi sui mercati finanziari. Quelli che vediamo potrebbero non essere fulmini isolati, ma i segnali di una tempesta vicina, che si sta preparando da molto tempo”, spiega il capo del dipartimento monetario Bri Claudio Borio.

LA BRI – La BRI (in inglese BIS, Bank of International Settlements) ha sede in Svizzera ed è stata fondata nel 1930. I suoi rapporti trimestrali sono tra i più seguiti e scrutinati dai mercati. È una società per azioni con CdA e direttore generale, tuttavia i suoi titoli possono essere sottoscritti unicamente da banche centrali e istituti finanziari designati. La Bce è uno dei 60 istituti centrali che ne possiede una quota e il suo direttore del board dal 2015 è Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank.

IL REPORT – Gli analisti della Bri analizzano in maniera impietosa le cause delle turbolenze attuali: inizialmente il rallentamento in Cina e la vulnerabilità delle economie emergenti, poi le preoccupazioni sul rallentamento della crescita e l’ulteriore crollo dei prezzi del petrolio. Alla radice di tutto, rileva Borio, il debito, che continua a crescere in relazione al prodotto interno lordo, anche a causa del rallentamento della produttività: “A fronte di un calo prolungato della crescita della produttività, aggravato dalla crisi, i livelli globali di indebitamento hanno continuato a salire”.

Nelle economie avanzate al centro della crisi si è avuta una certa riduzione della leva finanziaria nel settore privato, ma il debito del settore pubblico è cresciuto costantemente. Il brusco aumento del debito del settore privato, poi, soprattutto in una serie di economie emergenti rappresenta una svolta allarmante.

A questo punto lo spazio di manovra si restringe, le misure strutturali latitano, soprattutto, osserva l’economista, “malgrado condizioni monetarie eccezionalmente espansive, la crescita nelle principali aree è stata deludente e l’inflazione è rimasta ostinatamente bassa. Gli operatori di mercato ne hanno preso atto e la loro fiducia nei poteri curativi delle banche centrali, forse per la prima volta, ha cominciato a vacillare. Anche i policymakers farebbero bene a prenderne atto”.

Quel che è certo è che per la prima volta si mette in serio dubbio sui mercati la credibilità dei governatori centrali nel centrare i loro target. la BCE non riesce a raggiungere il target di un’inflazione quasi al 2% da 3 anni, mentre la Federal Reserve fallisce da qualche mese in più ancora.

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