Arriva (forse) la Web Tax: dai “giganti” della rete un tesoretto di circa 1 miliardo di euro

(Teleborsa) Sul decreto di correzione dei conti pubblici, sempre più simile a una manovra-bis, si è abbattuta una vera e propria raffica di emendamenti: ben  2.592, che, dopo una severa scrematura, sono diventati 700. Dallo split payment, agli affitti brevi, passando per la rottamazione delle cartelle Equitalia.

In queste ore, però, a tenere banco è la “Web tax“, della quale si torna a parlare sempre più insistentemente

Norma “transitoria e volontaria”. Per ora
– A depositare un emendamento ad hoc è stato direttamente il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, da sempre favorevole a una forma di tassazione organica dei giganti del web, come, ad esempio Google, Amazon, Facebook, Ebay che, in pratica, prevede la facoltà per i grandi gruppi di Internet di fare accordi preventivi con le Entrate riconoscendo di avere “stabile organizzazione” in Italia. .”Al tempo dell’economia digitale non può e non deve più esistere una differenza basata sulla stabile organizzazione. Anche un solo dipendente è stabile organizzazione se l’impresa ha ricavi miliardari. – sottolinea – Ma siccome so di non poter combattere da solo contro i mulini a vento, quella presentata è una norma di transizione nella speranza che la politica abbia più coraggio in tempi brevi”.

Quanto finirebbe nella casse pubbliche?
Un tesoretto che, secondo le stime di Boccia , potrebbe portare nelle casse circa un miliardo già nel 2017. Ma la cifra potrebbe lievitare fino a 5 miliardi a una condizione: il governo di Paolo Gentiloni, in corso d’opera, dovrebbe obbligare i grandi gruppi dell’economia digitale a pagare le tasse in Italia per il fatturato realizzato sul territorio nazionale.
 
SULLE ORME DI GOOGLE – Stime assolutamente provvisorie in questa fase, perché sarà la versione definitiva dell’emendamento a fare da ago della bilancia. Al momento, nel testo, la parola chiave è “facoltà” e non l’obbligo (differenza non da poco) per le aziende del web di seguire le orme di Google che, dopo aver riconosciuto di avere una stabile organizzazione in Italia ha sborsato circa 300 milioni per chiudere il contenzioso e fare pace con il fisco italiano.
 
Padoan: “Faremo anche noi le nostre proposte” – Dal G7, dice la sua sulla web tax anche il ministro dell’Economia e delle Finanze: “Tutte le proposte saranno benvenute, le esamineremo, faremo delle proposte anche noi”, ha affermato . “Come ho già detto siamo assolutamente aperti, siamo in un terreno nuovo che va affrontato come anche i Paesi del G7 hanno concordato”, ha concluso.
Arriva (forse) la Web Tax: dai “giganti” della rete un tesoretto di circa 1 miliardo di euro
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