Addio ai vitalizi, la Camera dice sì: cosa cambia ora

La Camera ha approvato con 348 sì, 17 no e 28 astenuti la proposta di legge Richetti. Ora il provvedimento passa al Senato

Con 348 sì, 17 no e 28 astenuti la Camera ha approvato la proposta di legge Richetti “in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali”.

A votare a favore sono stati il Pd, M5S, Lega, Fdi, Sinistra italiana e Scelta civica. Voto contrario da Ap, mentre Mdp si è astenuto. Forza Italia, infine, non ha partecipato al voto, restando in Aula.

COSA CAMBIA – Addio ai vitalizi anche per gli ex parlamentari e quindi ricalcolo delle pensioni con criterio totalmente contributivo; applicazione della legge Fornero ma solo a partire dalla prossima legislatura; sanzioni per le Regioni che non si adegueranno ai principi contenuti dalla legge. Sono queste le novità principali della proposta di legge Richetti.

SISTEMA CONTRIBUTIVO – Viene esteso, nei confronti dei parlamentari in carica e di quelli futuri, il sistema previdenziale contributivo vigente per i dipendenti pubblici. Ai fini della determinazione del trattamento previdenziale i parlamentari sono assoggettati al versamento di contributi previdenziali trattenuti d’ufficio sull’indennita’ parlamentare; nel caso in cui i parlamentari optino per il trattamento economico in godimento presso l’amministrazione di appartenenza, in luogo dell’indennita’ parlamentare, possono chiedere di essere ammessi al versamento di contributi, allo scopo di ottenere la valutazione del mandato parlamentare ai fini previdenziali. In tal caso, le trattenute si effettuano sulle competenze accessorie.

RETROATTIVITA’ – La proposta prevede che il nuovo sistema, interamente contributivo, si applichi integralmente non solo ai parlamentari in carica, ma anche a quelli gia’ cessati dal mandato che percepiscono gli assegni vitalizi: “Le disposizioni della presente legge si applicano agli eletti in carica alla data di entrata in vigore della medesima legge, a quelli eletti successivamente a tale data, nonche’ a quelli cessati dal mandato precedentemente”. Questa parte è comunque l’anello debole della proposta di legge: la retroattività, infatti è pesantemente a rischio incostituzionalità, e potrebbe essere azzerata dalla Corte Costituzionale.

REQUISITI – Per avere diritto alla pensione il parlamentare deve avere esercitato il mandato per almeno 5 anni. La frazione di anno superiore a 6 mesi e’ computata come anno intero ai fini della maturazione del diritto, fermo restando il versamento per intero dei contributi. Le pensioni saranno calcolate secondo i principi della legge Fornero ma solo a partire dalla prossima legislatura: quelli eletti nella prossima legislatura quindi (sempre che tale legge sia approvata in via definitiva al Senato) percepiranno la pensione come tutti gli altri lavoratori a 66 anni e 7 mesi. Mentre per i deputati dell’attuale e delle scorse legislature valgono le regole della rifoma del 2012 che prevede 65 anni per una sola legislatura e 60 anni per chi ne ha piu’ di una.

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