Pensioni, ecco come cambieranno

Tra le ipotesi, l’anticipo della quota 97 – si esce dal lavoro a 61 anni – al 2012

Il governo sta lavorando su una serie di ipotesi per rispondere alle richieste dell’Unione europea e per cercare di trovare un’intesa nella maggioranza. Eccole: anticipo al 2012 dell’agganciamento all’aspettativa di vita. Età pensionabile a 67 anni. Anticipo della quota “97” per la pensione di anzianità, in alternativa quota “100”, con 40 anni di contributi e 60 anni di età.

Secondo indiscrezioni, un possibile accordo potrebbe essere raggiunto attraverso l’anticipo delle quote (ovvero somma di età contributiva ed età anagrafica). Da vedere se questo sarà sufficiente a raggiungere l’accordo e – soprattutto – se andrà bene alle autorità continentali. Perché in più occasioni la Ue ha sottolineato che la pensione di anzianità è una caratteristica tipicamente italiana che non può più essere tollerata.

Il primo ritocco – recente – al sistema previdenziale risale al luglio 2010, sulla base del principio che allungamento della vita rende necessario lavorare di più. Infatti fu deciso che i trattamenti pensionistici che si conseguono con il requisito dell’età (vecchiaia e anzianità con le quote) devono essere in linea con le aspettative di vita.

L’anzianità è stata riformulata con il meccanismo delle quote a partire dal 1° luglio 2009, in sostituzione del cosiddetto “scalone” introdotto dalla riforma Maroni (passaggio da 57 a 60 oltre che 35 anni di contributi). E’ stata stabilita la regola che il pensionamento anticipato solo se sommando età contributiva e anagrafica di raggiungono la quota prevista. E comunque sono necessari almeno 35 anni di contributi.  Per chi non può vantare almeno 40 anni di versamenti, la pensione di anzianità si può ottenere raggiungendo “quota 96”, con età non inferiore a 60 anni (quota 97 e almeno a 61 anni i lavoratori autonomi) nel periodo che va dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2012.
La quota avrebbe dovuto salire definitivamente a 97, con età non inferiore a 61 anni (quota 98 e almeno 62 anni per i lavoratori autonomi) dal 1° gennaio 2013 in poi.

Il condizionale è d’obbligo, perché sotto la pressione di Bruxelles, l’esecutivo sta pensando di anticipare questo “scalino” al 2012. Inoltre non è del tutto scartata la quota 100, ovvero 40 anni di contributi accompagnata da un età non inferiore ai 60 anni.
Tutto da vedere se e come sarà raggiunto l’accordo nella maggioranza. Per ora la Lega è contraria a qualsiasi ritocco dell’anzianità e tanto meno a un allungamento per tutti a 67 anni. Gli unici spiragli lasciati aperti restano l’anticipo dell’allungamento dell’età delle donne o interventi su quelle pensioni di chi “non ha lavorato” (quelle di reversibilità o di invalidità), ma nulla di più. Decisamente troppo poco con quello che ci chiede l’Europa.

Pensioni, ecco come cambieranno
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