DEF, piovono le critiche su pensioni e mercato del lavoro

La CGIL attacca: “sistema più restrittivo d’Europa”, mentre dalla CGIA fanno notare come la qualità del lavoro sia peggiorata dal 2008

Ieri, 3 Ottobre, è partito l’iter che porterà all’approvazione della manovra autunnale, con la presentazione del Documento di Economia e Finanza (DEF) davanti alle commissioni parlamentari. Sul piatto ci sono diverse misure, tra cui la disattivazione delle clausole di salvaguardia (aumento di IVA e accise), il rifinanziamento del piano Industria 4.0 e il reddito d’inclusione.

Non è previsto il ritocco ad alcuni aspetti della legge Fornero, in particolare le clausole di adeguamento automatico, su cui molti in parlamento spingono e su cui è partito già da ieri in audizione il fuoco di sbarramento della Corte dei Conti e di Bankitalia. Una difesa che non è affatto piaciuta al segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, secondo cui “è singolare che quando si parla di pensioni si considerino solo i conti e mai la condizione reale di vita e di lavoro delle persone”.

Per il sindacato, infatti, l’attuale sistema previdenziale è il più restrittivo d’Europa, e occorrerebbe trovare il coraggio politico di apportare una “radicale, seppur graduale, modifica” mettendo in conto la necessità di una redistribuzione degli oneri sociali. Responsabilità politica che deve ricadere sul Governo, impegnatosi precedentemente a fornire risposte chiare al documento sindacale sulle pensioni.

Non sono mancate le critiche anche alle valutazioni del ministro Padoan sul rafforzamento del mercato del lavoro, con la CGIA che punta il dito sulla qualità della nuova occupazione. Se da un lato le ultime rilevazioni dell’Istat hanno messo in evidenza che gli occupati nell’agosto  di quest’anno (23 milioni di unità) sono quasi tornati allo stesso livello del 2008, dall’altro il monte ore lavorate è diminuito di oltre 1,1 miliardi (-5%).

Inoltre, in confronto a quella data i lavoratori a tempo pieno sono scesi e, viceversa, sono aumentati quelli a tempo parziale. Difatti, se i dipendenti full time erano l’86% del totale, 8 anni dopo si sono abbassati all’81% (quelli a tempo parziale sono saliti dal 14% al 19%).

Pesanti sono state le ripercussioni anche su produttività e salari: la prima ha subito una contrazione molto importante sia nei servizi (-3,1%) sia nelle costruzioni (-7,1%) – settori che danno lavoro al 79% del totale dei dipendenti presenti nel Paese – con la retribuzione media per occupato ha registrato una forte contrazione: tra il 2008 e il 2016 è diminuita, al netto dell’inflazione, del 3,4%.

Una dinamica dei redditi debole che preoccupa anche Confesercenti, secondo cui i dati dell’Istat sul secondo trimestre del 2017 fotografano lo sforzo positivo delle famiglie ad accentuare i consumi, a fronte di un reddito reale stazionario.

I consumi, infatti, sono aumentati nel trimestre del 2,6%, due decimali in più della crescita del potere d’acquisto delle famiglie, determinando di conseguenza una caduta della propensione al risparmio. Il rischio che si potrebbe presentare, nel caso di un consolidamento della ripresa, è che la crescita dei consumi non si stabilizzi, poiché le famiglie si orienterebbero ad irrobustire il risparmio precedentemente intaccato.

DEF, piovono le critiche su pensioni e mercato del lavoro
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