Voucher lavoro, le tre ipotesi di riforma

Il Governo ragiona su una possibile revisione dei voucher lavoro, riducendo il tetto massimo e i tempi di rimborso

Il Governo studia la riforma dei voucher lavoro, strumento fortemente criticato che finora non ha prodotto i risultati sperati, anzi sono diventati la nuova frontiera del lavoro sottopagato che la Riforma Renzi-Poletti aveva tentato di arginare con il decreto correttivo al Jobs Act, in cui era stata stabilita la piena tracciabilità e multe da 400 a 2.400 euro.

Dopo l’apertura, nei giorni scorsi, del ministro Giuliano Poletti a possibili correttivi al lavoro accessorio, i tecnici di governo e ministero del Lavoro hanno iniziato a studiare le prime ipotesi d’intervento normativo. Eccole in sintesi.

– Diminuzione del tetto massimo
La prima ipotesi riguarda la diminuzione del tetto massimo di compenso annuo per lavoratore, che dovrebbe passare da 7mila a 5mila euro, integrato al monitoraggio integrale sulla tracciabilità dei voucher.

– Riduzione dei tempi di rimborso
Attualmente i voucher possono essere rimborsati entro un anno di tempo, il che risulta essere troppo ampio e incentiverebbe l’acquisto di un numero maggiore di buoni senza essere utilizzati. In caso di mancate ispezioni ministeriali, tali buoni potrebbero essere tenuti solo in via precauzionale, in sostanza mostrati solo in caso di controllo.

-Niente integrazioni dello stipendio con i voucher
La terza ipotesi di intervento riguarderebbe lo stop a integrazioni dello stipendio con i voucher a lavoratori già assunti o contrattualizzati, così da arginare il fenomeno dei datori di lavoro che utilizzano i buoni lavoro per pagare gli straordinari dei dipendenti stabili. Dai dati forniti dall’Inps, infatti, i buoni sono maggiormente utilizzati per pagare le ore aggiuntive ai dipendenti.

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