Tfr e pensione complementare: cosa considerare

Il Tfr può essere lasciato anche solo in parte nel fondo di pensione integrativa, ma prima di scegliere sarà necessario considerare alcuni dettagli

La Legge per Tutti

Lasciare il Tfr in azienda o destinarlo alla pensione integrativa? Questa scelta che è data da qualche tempo al lavoratore implica un’analisi delle opportunità offerte dalla previdenza privata, che il lavoratore dovrebbe considerare.

Vediamo come funziona e cosa cambia con l’emendamento proposto per la Legge di concorrenza, per il quale si permetterebbe di lasciare anche solo in parte il TFR in azienda.

Tfr: Come funziona oggi

Ad oggi il dipendente ha tre possibili opzioni relativamente alla destinazione del proprio trattamento di fine rapporto. Si può infatti decidere di:

  • richiedere la liquidazione del Tfr in busta paga;
  • destinare il Tfr ad un fondo di previdenza complementare (i cui risultati saranno comunque ottenuti al raggiungimento dell’età pensionabile);
  • mantenere il Tfr in azienda (ottenendone l’importo alla cessazione del rapporto di lavoro).

Inoltre si pongono anche le seguenti opzioni nel caso di accantonamento su fondo di pensione integrativa:

  • in caso di licenziamento il lavoratore può decidere di richiedere il 50% del Tfr in caso di licenziamento
  • può richiedere il 75% del Tfr nel caso debba affrontare spese sanitarie per sé o per i propri familiari
  • può richiedere il 30% del Tfr per altre spese

Il riscatto totale è previsto sia in caso di procedure di mobilità sia in casi di cassa integrazione (CIG o CIGS a zero ore)

La novità introdotta dall’emendamento a firma Sacconi – Di Biagio permetterebbe di lasciare solo una quota parte del Tfr in azienda, attraverso regole precise stabilite dalle parti sociali nel corso della contrattazione collettiva. In assenza di tali regole, come detto, la situazione sarebbe immutata.

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Cosa cambia con l’emendamento alla Legge di Concorrenza

Il Tfr potrà essere lasciato in azienda anche solo in quota parte e attraverso le parti sindacali sarà possibile stabilire quale sia la quota minima da destinare all’accantonamento, garantendo dunque le aziende e lasciando per il resto della quota una maggiore libertà ai lavoratori per scegliere tra il Tfr e i fondi pensione.
Attraverso l’emendamento alla legge di concorrenza, si permetterà alla contrattazione collettiva di stabilire la quota minima di Tfr maturando che i lavoratori potranno scegliere se destinare al sistema di previdenza complementare, in modo che si possa garantire una rendita integrativa lasciando il resto in azienda perché venga poi corrisposto come al solito al termine del rapporto di lavoro.
C’è comunque una clausola di riserva, che permette in assenza di una contrattazione collettiva di destinare fino al 100%. L’obiettivo dell’emendamento è cercare di fare in modo che la penetrazione dei fondi per la pensione integrativa possano iniziare a far breccia anche nel mercato delle aziende con meno di 50 dipendenti.

Come sapere se conviene il fondo pensione integrativa

Per sapere se conviene scegliere un fondo pensione integrativa, vi consigliamo di controllare con cura tutte le opzioni di investimento che il fondo stesso prevede. È difatti evidente che se i fondi – che sono prodotti assicurativi – investono in titoli di borsa, sebbene offrano potenzialmente un rendimento maggiore hanno anche – e per conseguenza – un rischio più alto.

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