Telefonini, pc e privacy. Ecco quando si può licenziare con il Jobs Act

Una norma estende per certi versi i poteri del datore di lavoro in materia di controllo a distanza del dipendente. Ecco come

Uno dei decreti attuativi del Jobs Act contiene una norma che riscrive totalmente l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori in materia di telefonini, videosorveglianza e privacy, estendendo per certi versi i poteri del datore di lavoro in materia di controllo a distanza del dipendente.
Da una parte viene prevista la possibilità di controllo a distanza senza necessità di accordo coi sindacati o autorizzazioni, se lo strumento in dotazione del dipendente- telefonino, pc o tablet- è uno strumento di lavoro. Dall’altra viene superato il divieto assoluto di installare telecamere e impianti audiovisivi in azienda che, anche se non finalizzati in prima battuta al controllo sul dipendente, potrebbero virare in strumenti di ispezione. Vediamo come.

  • Smartphone e simili
    Gli strumenti di lavoro, dal telefonino al pc, raccolgono innumerevoli informazioni sul lavoratore. Che fine fanno questi dati?
    La riforma detta le regole a riguardo, affermando che le notizie raccolte sono “utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro“, dando così adito alla possibilità di utilizzo nell’ambito di provvedimenti disciplinari da parte del datore.
    Tale controllo a distanza è a prescindere da accordi sindacali o autorizzazioni ministeriali. Il consiglio, dunque, è di impedire che vengano installate applicazioni che non siano utili all’esecuzione del lavoro, così da evitare un uso inopportuno del cellulare. In caso contrario, il datore che avesse riscontrato un accesso eccessivo ai social network o similari attraverso il cellulare, potrebbe svolgere un accertamento ulteriore nei confronti del lavoratore, tramite la creazione di un falso profilo, e vedersi dare ragione dalla Corte di Cassazione (come già avvenuto con la sentenza 10955/2015).
  • Videosorveglianza
    L’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori vietava in modo esplicito l’uso di impianti audiovisivi “per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”, ammettendolo unicamente per esigenze organizzative, produttive e di sicurezza. Affermava, inoltre, che l’installazione poteva essere fatta solo in seguito ad accordo con le rappresentanze sindacali o, in mancanza di intesa, con l’autorizzazione della Direzione Territoriale del lavoro competente.
    Rispetto a quelle regole il Jobs Act aggiunge la possibilità di installazione anche per la “tutela del patrimonio aziendale” e ribadisce l’obbligo di accordo sindacale (non richiesto per smartphone e tablet); ma stabilisce che – una volta che le telecamere sono collegate – le informazioni raccolte sono adottabili per tutti i fini connessi al rapporto di lavoro (così come indicato anche per cellulari e simili).
  • Privacy
    Il datore di lavoro deve dare al lavoratore adeguata informazione riguardo alle modalità d’uso degli strumenti; e i controlli vanno comunque effettuati nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 196 del 30 giugno 2003, sulla Privacy. In caso di violazione, il rischio è di incorrere in sanzioni penali.

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