Statali: chi viene “bocciato” per tre anni di fila sarà licenziato

Arriva l'ok per la riforma sugli statali: chi riceve valutazioni negative per tre anni di fila sarà licenziato. Nuove regole anche per precari e premi di produttività

La riforma sugli statali è legge: il “Testo unico del pubblico impiego” prevede nuove regole per i licenziamenti dei dipendenti pubblici e per l’assunzione dei precari. I premi di produttività, inoltre, verranno concessi secondo valutazioni più “corali” e non individuali.

Licenziato chi viene “bocciato” per tre anni di fila: questo è uno dei più innovativi cambiamenti previsti dalla riforma di Legge proposta dal ministro Marianna Madia, che segna un grande traguardo contro i “furbetti” del pubblico impiego. Le casistiche per “stracciare” il contratto di uno statale si ampliano: non solo assenteismo, cartellini timbrati per se stessi o per altri senza poi rimanere in ufficio e curriculum vitae menzogneri. Questa rimane la base per valutare il lavoratore statale, ma si aggiungono anche altre importanti variabili, come quella del rispetto del codice di comportamento e dell’effettivo rendimento sul posto di lavoro. Valutazioni non lusinghiere per tre anni di fila? Licenziamento immediato. “Dal monitoraggio del ministero” spiega la Madia “abbiamo la prova concreta dell’efficacia delle sanzioni”. A proposito di assenze ingiustificate e malattia, inoltre, le visite fiscali torneranno in mano ai medici dell’Inps, con un allineamento di orari di reperibilità sia nell’ambito pubblico che in quello privato.

La riforma degli statali si arricchisce anche di altri punti importantissimi, come la stabilizzazione dei precari: chi ha avuto un contratto di lavoro nelle amministrazioni pubbliche per tre anni, anche non consecutivi, negli ultimi otto sarà assunto nel 2018-2020. Chi ha già superato un concorso potrà porre subito la firma sul contratto di lavoro. Per gli altri, invece, è prevista la partecipazione ai bandi che usciranno, con la consapevolezza, però, che metà dei posti promessi saranno riservati a questa categoria di aspiranti lavoratori già impiegati nelle PA.

Infine, anche i benefit per la buona produttività sono stati rivisti: niente più “premi a pioggia” ha ribadito il ministro, ma differenziazione e attenta valutazione caso per caso. Verrà giudicata la “performance corale” e non individuale, dando importanza al rendimento dell’ufficio nella sua interezza, senza privilegiare un dipendente su tutti. L’obiettivo del governo è quello di potenziare al meglio i servizi per i cittadini italiani, sensibilizzando i dipendenti statali al lavoro “in team” e alla meritocrazia. Un valore che, in Italia, spesso è venuto a mancare.

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