Statali, addio graduale al posto fisso. Cosa cambia per i dirigenti

Sì definitivo al riordino della dirigenza nella Pubblica Amministrazione

Via libera definitivo all’ultimo pacchetto di decreti previsti dalla riforma della Pubblica Amministrazione. Il Consiglio dei ministri ha approvato i cinque decreti legislativi: dirigenza pubblica, camere di commercio, servizi locali, Scia-2 ed enti di ricerca. Il nuovo meccanismo introduce l’addio graduale al posto fisso per i dirigenti statali: in pratica, crolla uno dei motivi che finora hanno reso il lavoro nel pubblico più sicuro che nel privato.

ADDIO POSTO FISSO – Il nuovo meccanismo introduce il sistema dei tre ruoli unici per Pa statale, Regioni ed enti locali, in cui i dirigenti potranno concorrere per gli incarichi di quattro anni messi a bando dalle amministrazioni. Chi rimane senza incarico perderà le parti variabili della retribuzioni (possono valere fino al 60% della busta paga): dopo due anni, i dirigenti in stand by saranno ricollocati d’ufficio dove c’è un posto disponibile e, in caso di rifiuto, usciranno dal ruolo. Licenziati. Se il dirigente si vede revocare l’incarico perché non raggiunge gli obiettivi fissati dall’amministrazione, ha un anno di tempo per trovarne uno nuovo prima di decadere. Nel tentativo di ancorare alle performance anche le buste paga, il decreto conferma l’obbligo di dedicare al trattamento accessorio almeno il 50% della retribuzione, con almeno tre euro ogni 10 misurati in base ai risultati individuali.

RUOLO UNICO PER I DIRIGENTI DELLA PA – Il sistema della dirigenza sarà costituito dal ruolo dei dirigenti statali, dal ruolo dei dirigenti regionali e dal ruolo dei dirigenti locali. Ogni dirigente può ricoprire qualsiasi ruolo dirigenziale; la qualifica dirigenziale è infatti unica. Alla dirigenza si accede per corso-concorso o per concorso.

SI TRATTA SULL’AUMENTO DI 85 EURO – Il governo si è riservato di verificare a livello tecnico le richieste dei sindacati per arrivare a un accordo sul rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, fermi ormai da 7 anni. Cgil, Cisl e Uil chiedono aumenti non inferiori agli 85 euro, mentre finora dall’esecutivo è arrivata un’apertura su un incremento medio di 85 euro. Le risorse per finanziare il rinnovo sono inserite in manovra ma per arrivare a un aumento di 85 euro sarà necessario probabilmente anche un impegno nella prossima legge di Bilancio (il contratto è di tre anni, 2016-2018).

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