Startup, luci e ombre: in crescita il numero delle imprese, ma i profitti non decollano

Il 95% sopravvive dopo 3 anni, ma il fatturato medio è 30mila euro

(Teleborsa)Sono dati in chiaroscuro, dal sapore un po’ dolce e un po’ amaro, quelli che riguardano le startup innovative: a fine dicembre 2016, infatti, erano 6.745, una crescita boom che fa registrare un + 31% rispetto a un anno prima (+12% rispetto a sei mesi prima e addirittura +112% rispetto a due anni prima). Fin qui la “carota”. Il “bastone” riguarda, invece, i profitti che non decollano: è piuttosto bassa, infatti, la percentuale di aziende in utile, che sono solo il 42,8% del totale.

Lo rivela la Relazione annuale 2016 sullo stato di attuazione e sull’impatto delle policy per le startup e le pmi innovative presentata dal direttore generale per la Politica industriale, la competitività e le pmi del ministero dello Sviluppo economico, Stefano Firpo.

Il Nord-Ovest si conferma la zona più virtuosa del paese: in quell’area, infatti, sono “sbocciate” il 30,7% di aziende seguito dal Nord-Est con il 24,9%, dal Sud con il 23,1%. Chiude il Centro con il 21,4%.

La Lombardia è la prima regione (22,5% del totale) seguita da Emilia-Romagna e Lazio. Milano invece è la prima provincia italiana a superare le 1.000 startup innovative con il 15% del totale nazionale, seguita da Roma (572; 8%), e Torino (301; 4%).

INNOVARE PER VIVERE – Tantissime, piccole ma soprattutto “resistenti”. Le startup, si sa, sono scommesse che hanno bisogno di tempo per crescere. ma, fortunatamente, il tasso di “mortalità” è piuttosto basso. Il tasso di innovatività/rischio, sottolinea infatti il rapporto, “dovrebbe tradursi in un alto tasso di mortalita’”, invece “le evidenze registrate nei primi anni della policy dicono il contrario”: il tasso di sopravvivenza a tre anni supera infatti il 95%.

Start-up e pmi innovative sono un fenomeno in via di sviluppo in grado di rappresentare un’importante opportunità di crescita per l’Italia. In pratica, un “treno” in corsa fatto di innovazione e creatività, su cui salire per provare a ridare vigore a una economia col fiato corto. “Questa nuova generazione di imprese – sottolinea il ministro Carlo Calenda nel rapporto – può lasciare il segno da un punto di vista non solo culturale, ma anche, e soprattutto, economico perché, grazie alla sua attitudine all’innovazione tecnologica e alla sperimentazione di nuovi modelli di business, nel lungo periodo stimolerà un incremento nei livelli di produttività, di competitività ed efficienza dell’intero tessuto produttivo”.

1 startup su 3 non dichiara un sito internet – Sempre il Mise fa sapere che tra le aziende digitali iscritte al registro, ben 2.287 risultano prive di presenza online. Un dato che mal si sposa con la loro natura “innovativa”.

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