Spiare le email dei dipendenti è violazione della privacy

Storica sentenza della Corte di Strasburgo: il controllo delle email dei dipendenti viola il diritto al rispetto della vita privata

In un recente sentenza la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che controllare la posta elettronica di un dipendente equivale a una violazione del diritto alla vita privata.

I giudici di Strasburgo hanno così fissato una serie di paletti entro i quali il datore di lavoro può sorvegliare le comunicazioni sul web dei propri dipendenti, prevedendone anche il licenziamento, se usano Internet per fini personali durante le ore di lavoro. In una sentenza definitiva, la Corte ha condannato la Romania per non aver difeso a sufficienza i diritti del lavoratore licenziato. Secondo Strasburgo, i tribunali nazionali non si sono assicurati che la privacy del lavoratore fosse sufficientemente protetta da eventuali abusi da parte del datore di lavoro.

I PALETTI – Innanzitutto le autorità nazionali devono verificare se il datore di lavoro ha notificato o meno ai propri dipendenti l’inizio dei controlli, come saranno messi in atto e il loro scopo. In caso di mancata notifica decade la legittimità del monitoraggio e dell’eventuale licenziamento o azione disciplinare. Va poi accertato che le misure di sorveglianza messe in atto servano unicamente agli scopi che il datore ha dichiarato, comprese la durata e l’ampiezza delle verifiche e il numero delle persone che può accedere ai dati raccolti.

PREVIA NOTIFICA – La Corte ha stabilito che per non incorrere in una violazione della privacy del lavoratore la notifica deve essere chiara sulla natura dei controlli effettuati e data prima che questi siano effettuati. I giudici di Strasburgo indicano che senza una previa notifica il datore di lavoro non deve accedere al contenuto delle comunicazioni del lavoratore.

PRIVACY DIGITALE – In breve, sì ai controlli per evitare danni ai sistemi di telecomunicazione dell’azienda e contrastare azioni illegali ma seguendo regole molto strette nell’ottica di tutelare la privacy digitale dei lavoratori.

IL CASO – La Corte di Strasburgo era chiamata a pronunciarsi sul ricorso di un cittadino rumeno di 27 anni licenziato dopo una verifica sul contenuto delle email. Tra il 2004 e il 2007 il giovane aveva lavorato per un’azienda come ingegnere nel reparto vendite. In quello stesso periodo, su richiesta dei superiori, aveva creato un account su Yahoo Messenger per rispondere ai clienti. Nel 2007 l’impresa aveva fatto circolare una nota comunicando che l’uso di internet, telefono e fotocopiatrice per ragioni private poteva portare alla perdita del posto. Il dipendente dopo una serie di controlli era stato allontanato per aver usato l’account aziendale per contattare i parenti. La Corte Europea nella sentenza afferma però che così facendo la società ha violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ovvero il diritto al rispetto della vita privata e familiare, del domicilio e della corrispondenza.

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