Scuola, il governo ha idee poco chiare sulla riforma dei cicli scolastici

(Teleborsa) – Sulla riforma dei cicli scolastici il Governo naviga a vista. Nelle passate settimane, la Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, aveva caldeggiato “una rivisitazione complessiva dei cicli scolastici” premiando “la qualità dei percorsi didattici interni”, facendo presupporre l’intenzione di voler portare da 5 a 4 anni il percorso della scuola secondaria superiore. Alcune dichiarazioni delle ultime ore della sottosegretaria Angela d’Onghia, invece, cambiano tutta la prospettiva perché riportano di voler modificare “il ciclo di studi delle scuole medie da tre a due anni”.

La motivazione del taglio di un anno di scuola, comunque, è sempre la stessa: “consentirebbe alle nuove generazioni di accelerare l’ingresso nel mondo del lavoro come accade già in numerosi paesi europei uscendo dalla scuola a 18 anni. “Dopotutto ce lo chiede già l’Europa di realizzare un unico segmento di scuola secondaria di 7 anni. Non si tratta solo di risparmiare – mette le mani avanti la d’Onghia – ma piuttosto di un investimento serio e innovativo”.

Critiche sono arrivate su questa proposta dal sindacato della scuola Anief, per il quale questo modo di procedere non conduca verso “nulla di costruttivo”. “Un Esecutivo che mette continuamente in dubbio gli assi portanti della nostra scuola, proponendo, a turno, soluzioni diverse, addirittura contrapposte, non può essere nemmeno presa in considerazione”, si sottolinea.

Sulla riforma dei cicli scolastici, Anief ha da anni presentato una proposta ragionata e supportata da studi scientifici: portare sì l’obbligo scolastico fino a 18 anni, anziché gli attuali 16, ma non andando ad intaccare la durata del percorso formativo. La condizione che pone il sindacato, infatti, è quella di anticipare la scuola primaria a cinque anni, con il duplice vantaggio di  risolvere l’annoso problema della mancata assunzione a tempo indeterminato di migliaia di docenti dell’infanzia, molti pure “storici”, estromessi dall’ultima riforma 0-6 anni, inclusa nella Buona Scuola.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, “è evidente la differenza tra chi cambia prospettiva in continuazione, anche dentro lo stesso Governo, e chi, come noi, crede nell’obbligo formativo sino alla maggiore età da raggiungere attraverso un progetto ragionato”.

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