Sciopero Nazionale contro i “risultati” della “Buona Scuola”: ancora precariato e caos nel sostegno

(Teleborsa) – “Oggi 17 marzo, qui a Roma Anief, con gli altri sindacati autonomi e di base, per denunciare ancora una volta, nello sciopero nazionale proclamato, che questa Scuola non è Buona” – queste le parole di esordio del presidente Anief Marcello Pacifico in un’intervista durante la protesta questa mattina davanti al Miur –  “La scuola voluta dal governo Renzi, ma anche dal governo Gentiloni, con i decreti delegati, purtroppo non convince il personale della scuola, ma non convince neanche le famiglie, e tantomeno gli studenti”.

Prosegue il presidente nell’intervista sostenendo che le soluzioni sul precariato scolastico sono inesistenti “esistono più di 100 mila precari che lo Stato chiama ogni anno tra i docenti, ci sono 40 mila ATA eppure sono dimenticati da tutti, si parla ancora di nuovi concorsi, graduatorie regionali di merito e tanto altro quando in realtà ci sono colleghi che da anni insegnano e come ci dice l’Europa dovrebbero essere stabilizzati”.

Anche sul sostegno Pacifico ha da dire perché questa riforma proprio sul sostegno, con i nuovi criteri sulle certificazioni, non convincono nessuno ed in più con l’aumento del numero di alunni per classe, non garantisce il diritto allo studio.

Anche gli esami di stato sono stati oggetto del discorso del presidente Anief, si perché a detta del presidente : “il ribadire che l’invalsi è obbligatorio per partecipare agli esami di stato, significa violare la libertà di ogni singola scuola di tarare il curriculum sugli studenti, partendo proprio dal territorio, dalla situazione classe piuttosto che da indicazioni nazionali che devono essere un faro e non possono essere vincolanti per la valutazione d’istituto”.

“Queste e tante altre cose ci portano oggi a scioperare – fa sapere Pacifico concludendo – basterebbero piccole cose, come garantire gli stipendi all’inflazione, all’aumento del costo della vita, ad esempio, sono piccole soluzioni che però garantirebbero quel minimo di professionalità che ormai tutti ci chiedono, partendo dalle famiglie, passando per studenti ed arrivando al personale della scuola”.

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