Pensioni: niente rivalutazione nel 2017. Rischio assegni più bassi

Indice di rivalutazione delle pensioni 2017 pari a zero

Le pensioni 2017 non si rivalutano, e rischiano anzi di subire una decurtazione per il recupero dell’inflazione 2014-2015. Il valore effettivo della rivalutazione – che viene calcolato dall’ISTAT ogni anno sulla base dell’inflazione, sarebbe stato quest’anno negativo. Ma dal 2015 è stato stabilito con la Legge di stabilità 2016 che, ove il valore dell’adattamento fosse negativo, questo è di fatto uguale a zero.

In base al decreto ministeriale, sia la percentuale di rivalutazione per il ricalcolo 2015-2016 sia quella 2016-2017 sono pari a zero. Le stime dell’anno scorso erano anch’esse pari a zero e il risultato è che sul fronte della rivalutazione rispetto all’inflazione non ci sarà alcun conguaglio da fare per la pensione 2017.

Il meccanismo è il seguente: ogni anno il ministero dell’Economia stabilisce, per decreto, in base all’andamento dell’inflazione, l’indice di rivalutazione delle pensioni per l’anno in corso e quello stimato per l’anno successivo. Le pensioni vengono erogate in base all’indice stimato per l’anno in corso, se poi l’indice definito è diverso, si effettua il conguaglio l’anno successivo. C’è però da recuperare uno 0,1% sul 2014, che la Legge di Stabilità 2016 aveva congelato rinviandolo, appunto al 2017. In pratica, l’inflazione reale 2015, pari allo 0,2%, era stata più bassa di quella prevista (e applicata alle pensioni 2015), pari allo 0,3%.

Quindi, nel 2016, i pensionati avrebbero dovuto “restituire” lo 0,1% in più che avevano ricevuto nel 2015 sulla base di un’inflazione stimata più alta di quella reale. La manovra economica dello scorso anno (legge 208/2015, comma 288), aveva però fatto slittare di un anno questo recupero, confidando che l’inflazione reale 2016 sarebbe stata più alta di quella programmata (come detto pari a 0), consentendo quindi di ammortizzare il conguaglio senza provocare una decurtazione degli assegni. Il fatto è che invece anche quest’anno si ripropone lo stesso problema: come detto, l’inflazione reale e quella stimata coincidono, e sono pari a zero, quindi non prevede che si debba nè recuperare né aggiungere nulla. A meno che non intervengano nuove proroghe, bisogna però applicare il taglio dello 0,1% che era slittato l’anno scorso.

L’importo da recuperare è tuttavia basso, dunque niente paura.
Per coloro i quali ricevono una pensione di importo fino a tre volte il minimo, si dovrà restituire lo 0,1% dell’assegno moltiplicato per 13 mensilità.
Per chi percepisce invece importi superiori, il prelievo in proporzione si riduce. Per quegli importi difatti la perequazione viene riconosciuta in misura ridotta (95, 75, 50, 45 per cento in misura inversamente proporzionale all’aumento della pensione). Di conseguenza anche il recupero di quanto indebitamente percepito sarà inferiore in proporzione.

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