Pensione anticipata, tutte le novità dell’Ape in legge di Bilancio

Chi ha almeno 63 anni potrà lasciare il lavoro con un anticipo fino a 3 anni e sette mesi

(Teleborsa) Dal maggio del prossimo anno chi ha almeno 63 anni potrà lasciare il lavoro con un anticipo fino a 3 anni e sette mesi. E’ questa la novità principale dell’Ape, l’anticipazione pensionistica che definisce i nuovi requisiti per chi voglia lasciare anzitempo il lavoro. L’assegno minimo sarà di sei mesi: in altre parole, affinché il lavoratore possa inviare la domanda di anticipo pensionistico, questo dovrà essere erogato dalla banca per un minimo di 6 mesi.

L’Ape consiste infatti nella possibilità di uscire dal lavoro a 63 anni, con 20 anni di contributi, grazie a un prestito bancario, che permette di contare su un assegno fino all’età di maturazione della pensione di vecchiaia. Per restituire il prestito il lavoratore subirà una decurtazione sulla pensione, di circa il 4,7% per ogni anno di anticipo del requisito di età. La futura pensione dovrà risultare non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, cioè poco più di 702 euro al mese, fermo restando che a partire dal 2018 la pensione di vecchiaia si raggiungerà per tutti a 66 anni e 7 mesi

Sono inoltre stati resi noti i dettagli relativi alla cosiddetta Ape social, che sarà valida per coloro che abbiano un’invalidità del 74% o abbiano assistito a un parente invalido per almeno 6 mesi, per andare in pensione con 30 anni di contributi e 63 anni di età. Inoltre, sarà anche possibile lasciare anticipatamente il lavoro a 63 anni con 36 anni di contributi, se per almeno 6 anni è stata svolta una mansione gravosa, quale gli operai dell’edilizia, dell’industria estrattiva e del settore conciario, i macchinisti, gli infermieri, i camionisti e le maestre d’asilo. L’Ape sociale non potrà in ogni caso superare i 1.500 euro mensili.

Prevista anche un’Ape part time, che consiste in un anticipo pensionistico ridotto: il prestito della banca servirà esclusivamente a coprire non l’assenza di stipendio, in quanto si continuerà a lavorare, ma le ore lavorate in meno. In altre parole l’Ape darà al lavoratore uno stipendio pieno a fronte del lavoro part time.

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