Pensione anticipata, APe volontaria: nuove regole e costi

Requisiti più stringenti per evitare costi eccessivi sulla pensione

In attesa dei decreti attuativi sulla pensione anticipata, che dovevano essere approvati a febbraio e di cui ancora non c’è traccia (stando alle voci trapelate da Palazzo Chigi ci sono alcune criticità da superare prima dell’approvazione), si studiano vincoli di contenimento del costo delle rate: massimo il 15% sull’assegno previdenziale vero e proprio, con percentuale di anticipo pensionistico che varia a seconda del periodo richiesto. Secondo quanto dichiarato da Marco Leonardi, consigliere economico alla presidenza del Consiglio, i tempi del decreto attuativo sull’APe volontaria potrebbero essere un po’ più lunghi rispetto a quelli per l’APe sociale (che probabilmente arriverà prima di Pasqua), ma comunque lo strumento sarà operativo dal prossimo primo maggio.

IPOTESI DI ANTICIPO – Anticipo massimo del 90% della pensione maturata al momento della richiesta se manca un anno all’età pensionabile, all’85% se l’APe dura due anni, 80% se pari o superiore a tre anni. In questo modo, il peso delle rate sarà contenuto entro il 15%, mentre se fosse possibile chiedere un anticipo al 90% su un prestito di tre anni e sette mesi (il massimo periodo utilizzabile), il costo dell’operazione sarebbe superiore al 20% della pensione netta. Un livello considerato eccessivo, anche in considerazione del beneficio fiscale al 50% degli interessi e del prestito assicurativo contro il rischio di premorienza.
Attenzione: si tratta di livelli massimi, il lavoratore resta libero di richiedere una percentuale di anticipo inferiore.

SOGLIE DI REDDITO – Per evitare il sovraindebitamento sulla pensione, si pensa di fissare una soglia nel caso in cui il lavoratore abbia in corso altri prestiti (come il mutuo casa): la somma di APe ed eventuali altre rate non potrà superare il 30% della pensione.

Fra i requisiti richiesti per l’accesso all’APe c’è già una pensione maturata pari ad almeno 1,4 volte il minimo ossia 702,65 euro: il Governo sta pensando di mettere un ulteriore paletto, in base al quale la pensione finale, al netto delle rate di restituzione, non potrà essere inferiore a questa cifra. In pratica, il requisito diventerebbe più stringente, rispetto all’attuale formulazione: non solo la pensione maturata al momento della richiesta, ma anche quella che si percepirà al netto della rata di restituzione non potrà essere inferiore a 1,4 volte il minimo.

LAVORO E APE COMPATIBILI – Si conferma che l’APe volontaria (contrariamente all’APe social) è compatibile con il proseguimento dell’attività lavorativa (con una serie di opzioni, come la possibilità di trasformare il tempo pieno in part-time). In questo modo, si ammortizza il costo della restituzione, visto che negli anni in cui si percepisce l’APe si continua anche a prendere lo stipendio, sul quale si versano contributi che innalzano il montante contributivo.

Di conseguenza, anche un lavoratore che al momento della richiesta ha una pensione intorno alla soglia limite di 1,4 volte il minimo, potrà chiedere l’APe e, continuando a versare contributo, portare il livello della pensione vera e propria a una somma tale che, al netto della rata di restituzione, resti all’interno del paletto dei 702 euro.

Terminata la fase di negoziazione con i sindacati (concentratasi su APe social a carico dello Stato), si lavora ancora all’accordo con le banche che finanzieranno il prestito (destinate a non essere numerose, trattandosi di un prestito a condizioni favorevoli per il debitore). Si ipotizza un TAN (tasso annuo nominale) intorno al 2,75%, a cui si aggiunge un costo fra lo 0,05% e lo 0,1% per la commissione di accesso al Fondo di Garanzia. Sul prestito non si pagano tasse, l’erogazione è spalmata su 12 mesi (quindi, niente tredicesima), mentre la restituzione avviene su 13 rate annue per 20 anni, per un totale di 260 rate.

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