I paradossi del pacchetto sicurezza – Sicurezza, una priorità su cui il governo sta varando una grande quantità di norme. Ma alcune in contrasto fra loro

Sicurezza, una priorità su cui il governo sta varando una grande quantità di norme. Ma alcune in contrasto fra loro


Si propone di prendere le impronte digitali anche ai bambini nei campi nomadi ma si sospendono i processi per scippi e furti negli appartamenti. Si vara un disegno di legge contro il reato di “stalking“, la persecuzione a sfondo sessuale, ma si tagliano i finanziamenti al fondo per le vittime della violenza sessuale. Si vuole mandare l’esercito nelle strade ma si riducono fino al 40% le risorse destinate alla professionalizzazione delle Forze armate.

C’è qualcosa che non torna nelle novità legislative in tema di sicurezza che il governo sta producendo a getto continuo in queste settimane. Sono in molti a ritenere che la sicurezza sia un’emergenza, e come tale vada affrontata. Ma c’è anche chi fa notare che nell’iperproduzione in materia abbondano i paradossi..

Immigrazione clandestina, un reato che nasce morto

Nella classifica delle emergenze nazionali la palma d’oro sembra spettare all’immigrazione. E’ a questo fenomeno che il governo dedica gran parte dei suoi sforzi normativi. Nel cosiddetto pacchetto sicurezza l’immigrazione clandestina entra ben due volte: la prima come aggravante di eventuali reati commessi dall’immigrato (“la pena prevista è aumentata di un terzo”, recita il decreto attualmente in fase di conversione in legge in Parlamento). La seconda addirittura come reato autonomo: il disegno di legge sulla sicurezza – altro provvedimento contenuto nel pacchetto – punisce con la reclusione fino a 4 anni il semplice ingresso senza permesso nel nostro paese.

Ma l’allarme sociale, vero o presunto, che gli immigrati clandestini susciterebbero non trova un riscontro coerente nella cosiddetta norma blocca processi contenuta nello stesso provvedimento: si prevede infatti che siano sospesi per un anno i procedimenti per reati commessi fino al 30 giugno 2002 la cui pena non superi i dieci anni. L’approvazione di questa norma bloccherebbe i processi per vari reati tra cui l’omicidio colposo, il sequestro di persona (se non è commesso a scopo d’estorsione), il furto, la ricettazione, la truffa, l’associazione per delinquere, e – colmo del paradosso – lo stesso neo-reato di immigrazione clandestina. Insomma con la stessa legge si crea un nuovo reato e si sospendono i processi che lo riguardano.

Intercettazioni a rischio

Se la sicurezza è una priorità assoluta non bisognerebbe privarla di strumenti che si sono rivelati fondamentali. E’ il caso delle intercettazioni telefoniche, un mezzo di indagine che ha permesso di stroncare manovre criminali di ampia portata. Il caso più recente è quello della clinica S. Rita di Milano. Eppure il governo – per contrastare un uso illegittimo di questo strumento investigativo – ha varato un disegno di legge che restringe enormenente il campo delle intercettazioni, che potranno essere utilizzate solo per i reati di mafia, terrorismo e “di altissimo allarme sociale”. Dovranno anche essere svolte per un tempo limitato. Come sostiene l’Associazione Nazionale Magistrati, verranno esclusi “reati gravissimi quali il sequestro di persona, l’estorsione, la violenza sessuale, lo sfruttamento della prostituzione, la rapina, il porto abusivo di armi, il furto in appartamento, la bancarotta fraudolenta, l’associazione per delinquere semplice (vale a dire tutte le organizzazioni criminali non “mafiose’)”.

Violenza sessuale, repressione senza soldi

Il Ministro alle Pari opportunità Mara Carfagna, in ossequio al suo nuovo ruolo istituzionale, si è mostrata sensibile a un altro aspetto della sicurezza, forse meno esplosivo ma subdolo e diffuso: lo stalking, cioè le molestie reiterate e persecutorie. E’ suo il disegno di legge che prevede l’introduzione di questo nuovo reato: pene fino a 4 anni, con aggravanti se il molestatore è marito o convivente (anche ex) e se la vittima è minorenne. Se la molestia sfocia in omicidio è previsto l’ergastolo. Apprezzato da più parti, questo provvedimento non sembra però molto coerente col taglio di 20 milioni di euro al fondo per il sostegno alle vittime della violenza contro le donne (istituito con la Finanziaria 2008), taglio previsto dall’attuale governo per finanziare interventi fiscali (Ici, detassazione straordinari, ecc.).

Tagli anche per l’esercito in piazza

A mali estremi estremi rimedi. Quella di utilizzare l’esercito nelle città con compiti di ordine pubblico non è un’idea nuova: fu usata nella lotta alla mafia dal 1992, all’indomani delle stragi Falcone e Borsellino, al 1998, in quella che fu chiamata operazione “Vespri siciliani”. Viene ora riproposta per compiti di pattugliamento nelle aree a rischio e in orari notturni. Saranno 2.500 i militari a disposizione del Ministro degli Interni. Si può essere d’accordo o meno con un provvedimento “forte” come questo, ma non si può non domandarsi come mai, contemporaneamente, la manovra finanziaria preveda un taglio delle risorse destinate alla professionalizzazione delle Forze armate che sarà del 7% per il 2009 e del 40% a decorrere dal 2010.

(Angelo De Marinis)

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