Pa, la Consulta boccia la riforma Madia: salvi i furbetti del cartellino

La sentenza della Corte Costituzionale travolge anche il decreto contro gli assenteisti. Sulla riforma degli statali si rischia ora una pioggia di ricorsi

La Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità di quattro articoli della riforma Madia sulla Pubblica Amministrazione con un effetto paradossale: gli statali assenteisti non potranno più essere licenziati per demerito, e chi è già stato licenziato può fare ricorso, vincerlo e tornare al posto di lavoro.

LEGGE INCOSTITUZIONALE – Nella bocciatura della Corte Costituzionale è stato infatti coinvolto un decreto importante. Quello che prevede la sospensione in 48 ore del dipendente pubblico colto in flagrante, il taglio immediato dell’indennità e il licenziamento sprint entro 30 giorni. Insomma, è incostituzionale come la legge madre da cui deriva (la legge delega della riforma Madia). “Certo, deve essere un giudice a dichiararne l’illegittimità o l’amministrazione ad adeguarsi. Nel frattempo però il decreto va rispettato”, spiega Massimo Luciani, docente di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma. Questo significa che se il dirigente scopre il furbetto deve denunciarlo, per non rischiare a sua volta il licenziamento. Anche se la legge che lo prevede è incostituzionale.

PIOGGIA DI RICORSI – Tutto da rifare dunque per colpire i truffatori e dare alla Pa una riforma attesa da troppo tempo. Con la conseguenza che ora ci si aspetta una pioggia di ricorsi dei furbetti del cartellino che hanno buone probabilità di tornare al lavoro. I Giudici di palazzo della Consulta hanno stabilito che le pronunce di illegittimità della legge Madia “non si estendono alle relative disposizioni attuative” e che nel caso di impugnazione di tali disposizioni “si dovrà accertare l’effettiva lesione delle competenze regionali, anche alla luce delle soluzioni correttive che il Governo riterrà di apprestare al fine di assicurare il rispetto del principio di leale collaborazione”.

“CON IL SI’ NON SAREBBE SUCCESSO” – Il premier Renzi è convinto che con la nuova Costituzione tutto questo non sarebbe successo ma – secondo Luciani – ”il nuovo articolo 117 elimina le materie concorrenti, non quelle residuali” e ribadisce che anche qualora dovesse vincere il SI – al Referendum Costituzionale del 4 dicembre – la situazione sarebbe la medesima. Luciani ha dichiarato: “L’organizzazione amministrativa delle Regioni, invocata dalla sentenza 251, è materia residuale che richiede dunque l’intesa, non il mero parere delle Regioni”. Inoltre – precisa – “C’è una novità, la clausola di supremazia. Se il governo la esercita, può legiferare anche in materie di competenza delle Regioni. Ma può farlo solo se sussistono esigenze d’interesse nazionale”. Spetterà alla Consulta il compito di vigilare sulle leggi.

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