Nuovo ISEE, nel 2015 richiesto da 4,2 milioni di famiglie

Chi dichiara patrimonio nullo scende dal 70 al 14%, al Sud dal 90 al 20%

(Teleborsa) – Il 2015 è stato il primo anno di applicazione del nuovo ISEE. Le famiglie che hanno presentato una Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) a fini ISEE sono state 4 milioni e 165 mila, per un totale di oltre 13 milioni di persone, il 21% della popolazione residente.  E’ quanto rivela il Ministero del Lavoro che spiega che le domande sono state il 18% nel Centro-Nord, il 28% nel Mezzogiorno.

Rispetto al passato, la distribuzione territoriale della popolazione ISEE è molto più omogenea: fatta eccezione per le Province autonome di Trento e Bolzano, in tutte le altre regioni la popolazione ISEE costituisce almeno un settimo e non più di un terzo del totale.

Il Ministero spiega che questo “è un segno tangibile di un utilizzo più appropriato dello strumento, che andrebbe utilizzato solo a fronte della effettiva richiesta di prestazioni sociali agevolate”. Non si registrano più anomalie quali quelle di regioni in cui, in presenza di una offerta di servizi molto bassa, oltre il 60 % della popolazione era coperto da ISEE.

Un indicatore più veritiero
L’indicatore è oggi molto più veritiero; i redditi non sono più autodichiarati, ma rilevati direttamente presso l’anagrafe tributaria (si stima in circa un quarto delle DSU la presenza di sottodichiarazioni nel vecchio ISEE), mentre con riferimento al patrimonio mobiliare i controlli hanno risultati eclatanti. Le DSU con patrimonio mobiliare nullo passano da quasi il 70% al 14%. nel Mezzogiorno, in particolare, si è passati da quasi il 90% al 20%.

Quanto all’impatto delle nuove regole sul valore dell’indicatore, trova conferma nel consuntivo di fine anno l’evidenza già presentata nei report trimestrali. Come richiesto dal legislatore, l’indicatore è oggi più equo, nel senso di una maggiore selettività in base al patrimonio. Infatti, a parità di valori dichiarati, le nuove regole hanno ridotto i valori reddituali (in media, da 19 mila euro per famiglia a 17 mila) e incrementato quelli patrimoniali (da 23 mila a 35 mila euro) producendosi un ISE (l’indicatore prima dell’applicazione della scala di equivalenza) sostanzialmente immutato (intorno ai 24 mila euro). Ne deriva che il peso del patrimonio nell’ISEE, a parità di valore complessivo, è passato da meno del 15% del vecchio ISEE a più del 20 del nuovo.

Quanto alle distribuzioni, sulla popolazione nel suo complesso non si osservano particolari variazioni per classi di ISEE.

Per oltre metà della popolazione il nuovo ISEE è più favorevole (46,4%) o indifferente (11%) rispetto al vecchio.  A beneficiare, in particolar modo, della riforma sono le famiglie con reddito da lavoro, quelle in cui sono tutti occupati, ma anche quelle monoreddito.

I nuclei familiari con minorenni e con studenti universitari
Quanto ad alcuni sottogruppi di popolazione, nel caso dei nuclei con minorenni la distribuzione per classi di ISEE è sostanzialmente identica a quella del vecchio indicatore (ancora più che per la popolazione complessiva). Se i nuclei con minorenni costituiscono quasi metà della popolazione ISEE, gli universitari sono il secondo gruppo per numerosità, contandosi alla fine dell’anno – grazie al notevole afflusso di DSU registratosi all’avvio dell’anno accademico – il 21% di universitari sul totale della popolazione ISEE.

Discorso a parte meritano i nuclei delle persone con disabilità. In questo caso, come noto, nel 2016 la disciplina riformata dell’ISEE è stata nuovamente modificata per effetto delle sentenze del Consiglio di Stato che hanno definitivamente chiarito che nella nozione di “reddito disponibile” non potevano essere inclusi i trattamenti percepiti in ragione della condizione di disabilità.

“I dati relativi all’intero 2015 -sottolinea il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti- confermano quanto registrato in corso d’anno: siamo di fronte ad un ISEE più equo e più veritiero. L’impianto di controlli ex-ante sulla fedeltà delle dichiarazioni è chiaramente un successo, forse inatteso in queste proporzioni. E’ un segno tangibile di un utilizzo più appropriato dello strumento, che andrebbe utilizzato solo a fronte della effettiva richiesta di prestazioni sociali agevolate: infatti, non si registrano più anomalie quali quelle di regioni in cui, in presenza di una offerta di servizi molto bassa, oltre il 60 % della popolazione era coperto da ISEE. Le famiglie che oggi non dichiarano conti correnti e altri depositi sono una piccola (e realistica) minoranza a fronte di comportamenti non corretti largamente diffusi con la precedente disciplina. E’ anche questo un segno di equità, che facilita l’accesso alle prestazioni a chi è davvero più bisognoso”.

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