Maurizio Del Conte, presidente Anpal: ” Il Jobs Act ha riallineato l’Italia ai paesi europei più virtuosi”

Ogni volta che escono i dati sull’occupazione, in Italia si innesca, puntuale, la polemica sugli effetti del Jobs Act che dà il via alla contrapposizione di rito tra guelfi e ghibellini.
Ha ragione chi lo ha voluto o chi lo critica?
In principio,fu l’American Jobs Act di B. Obama.(Jumpstart Our Business Startups Act, letteralmente legge di finanziamento delle piccole imprese) a ispirare il modello voluto da Matteo Renzi per una versione all’italiana che non smette di far discutere.

Teleborsa ha provato a fare un po’ di chiarezza con Maurizio Del Conte,
giuslavorista della Bocconi e presidente dell’Anpal (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), che della
riforma del lavoro nata in Italia tra il 2014 e il 2015, in pratica,
è considerato il “papà”.

Professore, proviamo a tirare le somme per quanto possibile fin qui, cercando di capire se sono di più i pro o i contro. In pratica, volendo fare una sintesi, magari un tantino tranchant, ma chiarificatrice: il Jobs Act sta funzionando o no?

Il jobs Act ha riallineato l’Italia ai paesi europei più virtuosi. Si è ristabilito un rapporto sano tra le imprese e il contratto a tempo indeterminato, che è tornato ad essere il normale strumento per regolare le relazioni di lavoro. E, infatti, secondo l’ultimo rapporto ISTAT l’occupazione è ritornata a crescere principalmente per effetto dei contratti a tempo indeterminato, che segnano un incremento di 281.000 unità sull’anno precedente, a fronte di un incremento di 42.000 contratti a tempo determinato nello stesso periodo. Certo, visto che non c’è la controprova, si può anche contestare che questi risultati siano il frutto del Jobs Act. Però è autocontraddittorio l’argomento secondo cui il Jobs Act avrebbe “drogato” il mercato del lavoro senza, tuttavia, aver portato effetti positivi in termini di occupazione aggiuntiva.

La tesi più diffusa tra i detrattori del Jobs Act però, è che, al netto degli incentivi, rimangono voucher e precariato. Eppure, ridurre il precariato era proprio l’obiettivo del Jobs Act.. .A tal proposito, cosa dicono i dati?

Nel generale panorama di grande confusione, una cosa è certa: il precariato si è ridotto. A fronte dell’aumento dei contratti a tempo indeterminato, le finte co.co.co. sono crollate e i voucher, oggi, rappresentano lo 0,23% del costo del lavoro complessivo, con una tendenza a ridursi dopo l’intervento del 2016 sulla tracciabilità. Purtroppo quella sui voucher è diventata una discussione puramente ideologica che sfugge ormai ad ogni elemento di valutazione razionale. A fronte di un lavoro sommerso stimato in un quota non lontana dal 20% del lavoro regolare, stiamo incomprensibilmente sprecando tempo prezioso per combattere il mito del voucher cattivo.

Maurizio Del Conte, presidente Anpal: ” Il Jobs Act ha riallineato l’Italia ai paesi europei più virtuosi”
Maurizio Del Conte, presidente Anpal: ” Il Jobs Act ha riallinea...