“Maltratta i dipendenti”. Giudice licenzia la manager-padrona

La fine di un incubo, durato anni, per i dipendenti della Gilardoni Raggi X di Lecco

Troppo autoritaria, “la padrona ci insulta e alza le mani”. Maria Cristina Gilardoni, 83enne Cavaliere del Lavoro, proprietaria dell’azienda Gilardoni Raggi X di Mandello del Lario, in provincia di Lecco, ha costretto alla fuga decine di dipendenti e ora un giudice le ha tolto il comando della storica azienda di Lecco che produce macchinari a raggi X per aeroporti e ospedali.

Il tribunale di Milano ha stabilito che le subentri, con “immediata efficacia” il figlio Marco, già direttore generale della stessa azienda prima di dimettersi in contrasto con l’atteggiamento della madre. Non solo: a carico della donna c’è un avviso di garanzia notificato dalla procura di Lecco per il “reato di maltrattementi”, per le “reiterate vessazioni ed aggressioni fisiche e psichiche” ai danni di numerosi dipendenti.

Come riporta il Corriere della Sera, con i suoi metodi poco ortodossi la “nonna manager” ha costretto alla fuga decine di persone: tra licenziamenti e dimissioni forse indotte, dai 209 dipendenti del 2013 si è passati ai 162 di fine 2015, con conseguenti carenze di organico soprattutto in certe posizioni.

Gli ex lavoratori raccontano di insulti, vessazioni, lancio di oggetti e anche mani addosso. Sono decine le denunce raccolte dalla squadra mobile della polizia di Lecco. La titolare e il suo braccio destro Redaelli “maltrattavano i dipendenti minacciandoli, insultandoli e denigrandoli”, scrive il magistrato, e anche “attivando nei confronti di alcuni di loro procedimenti disciplinari con irrogazione di gravi sanzioni e conseguente licenziamento, in alcuni casi inducendo il lavoratore stesso a dare le dimissioni”.

Risultato: l’azienda, nel giro di un paio d’anni, si è ritrovata senza quadri di riferimento perché “da quegli uffici sono state fatte fuori tutte le figure tecniche e commerciali con competenze ed esperienze specifiche”. Per averne conferma basta guardare il sito della Gilardoni, dove è possibile constatare quante e quali siano le posizioni scoperte. “Ormai si sa come vanno le cose lì dentro e non si presenta nessuno — raccontano dalla Fiom Cgil lecchese — e i pochi che lo fanno scappano già durante il colloquio“.

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