Licenziamento? Per la cassazione “legittimo” se aumenta i profitti

Una sentenza, rivoluzionaria, destinata a fare giurisprudenza, nonché a far discutere, e a scrivere un nuovo capitolo nel campo del diritto del lavoro, in particolare nelle controversie tra imprenditori e dipendenti.
La Corte di Cassazione, infatti, con la sentenza 25201 dello scorso 7 dicembre e segnalata dal quotidiano ItaliaOggi, ha allargato il campo del licenziamento aprendo di fatto,  la strada al “licenziamento per profitto.”  
D’ora in poi, infatti, il datore di lavoro potrà recidere un contratto di lavoro non solo nei casi “straordinari” di crisi, ma anche in quelli “ordinari” in cui l’azienda decide di sopprimere una funzione per aumentare la redditività. In pratica, per cercare di aumentare il profittoIl Jobs Act aveva già ridisegnato i confini dei licenziamenti legittimi.
 
CASE HISTORY DI LUSSO… – Gli ermellini erano stati chiamati a fare chiarezza sul caso controverso di un dipendente messo alla porta dal resort di lusso dove lavorava, dopo due sentenze tra loro in contrasto. La Corte d’Appello di Firenze del 29 maggio 2015 aveva infatti ribaltato il giudizio di primo grado, ritenendo illeggitimo il licenziamento del dipendente per giustificato motivo oggettivo. La Cassazione ha invece confermato la prima sentenza di legittimità del licenziamento in quanto “effettivamente motivato dall’esigenza tecnica di rendere più snella la cosiddetta catena di comando e quindi la gestione aziendale”.
LICENZIARE PER PROFITTO? SI PUO’ – Nel dettaglio, questo il passaggio destinato a fare scuola: “Ai fini della legittimità del licenziamento individuale intimato per giustificato motivo oggettivo  l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare ed il giudice accertare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, tra le quali non è possibile escludere quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività dell’impresa, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa;
….MA CON POSTILLA ANTIFURBETTI  – Debbono però fare attenzione i datori di lavoro furbetti intenzionati a trarre ingiustificato vantaggio dalla sentenza, perchè si legge ancora nel dispositivo: “ove però il licenziamento sia stato motivato richiamando l’esigenza di fare fronte a situazioni economiche sfavorevoli ovvero a spese notevoli di carattere straordinario ed in giudizio si accerti che la ragione indicata non sussiste, il recesso può risultare ingiustificato per una valutazione in concreto”.
 
 
Licenziamento? Per la cassazione “legittimo” se aumenta i profitti
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