Le pensioni d’oro non si toccano: “Niente tagli al retributivo”

Lo hanno confermato il presidente del Consiglio e Cesare Damiano

Le pensioni retributive non verranno toccate dalle ipotesi di riforma pensionistica attualmente in cantiere da parte del governo.

Gli assegni legati al vecchio metodo retributivo, che tra pochi anni scompariranno definitivamente per lasciare posto al contributivo puro e che consentono ai pensionati della vecchia generazione di prendere un assegno pensionistico superiore a quanto effettivamente versato, non verranno toccate da alcun intervento normativo. A mettere a tacere le voci circolanti in merito ad un possibile ricalcolo contributivo delle pensioni retributive, volto a trovare risorse da destinare al sistema previdenziale, sono stati sia il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che il Premier Matteo Renzi.

Renzi assicura: “Chi prende un assegno, anche se superiore a quanto effettivamente versato, non rischia in alcun modo di vederselo ridotto. Le pensioni oggi sono sicure per tutti. Per la prima volta in Italia, dopo anni, si parla di pensioni non per ridurle, ma per aumentarle. Tra intervento sulle pensioni basse e meccanismi per favorire l’anticipo di uscita, sulla previdenza vogliamo mettere più soldi, e non di meno come accaduto in passato. Per noi l’intervento sulle pensioni basse risponde ad una questione di equità e sta dentro una visione strategica dell’economia che poggia su due pilastri: inclusione e crescita”.

Difficilmente sarà sulla stessa linea il presidente dell’Inps Tito Boeri, che in più occasioni aveva sollecitato un intervento proprio sulle pensioni calcolate col retributivo. “Io penso che una persona – sul piano previdenziale – acquisisca il diritto ad una certa prestazione nel momento in cui versa dei contributi che giustificano questa prestazione. In Italia si tocca tutto perché si cambiano le leggi ogni due per tre, si cambia la tassazione, si aumentano le tasse sulla case quando una persona ha risparmiato tutta una vita pensando che non ci fossero, quel diritto acquisito viene calpestato sistematicamente, ma poi quando si parla di pensioni quelli sono diritti acquisiti intoccabili, io trovo che questa sia una definizione sbagliata”.

Intanto il governo ‘incassa’ anche il plauso di Elsa Fornero, protagonista dell’intervento precedente.

La prossima riforma prevede un programma di anticipo pensionistico (Ape), che permette il ritiro anticipato dal mondo del lavoro tramite un prestito bancario della quota mancante di contributi per il pensionamento. Insomma, offre a tutti la possibilità di usufruire di una pensione anticipata, a patto che si sia disposti a indebitarsi con la banca. Secondo Fornero la struttura ideata lascia intatto lo schema di fondo della riforma operata a suo tempo dall’ex ministro del governo Monti, che con la sua riforma ha allungato l’età pensionabile nel nome del rigore e dell’austerity chiesti dalle autorità europee. “La mia riforma pensionistica viene mantenuta, non si tratta di una controriforma. Passa il principio che bisogna pagare la pensione con i propri contributi”.

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