Lavoro: il voucher fa riesplodere il precariato. La denuncia

Per l'inps è frontiera del precariato e girone infernale che non contrasta il sommerso

L’Inps, nella persona del suo prosidente Tito Boeri, è spesso stata critica nei confronti del governo Renzi sulle scelte riguardanti pensioni e politiche del lavoro; l’ultimo capitolo è un’autentica denuncia dell’Istituto di previdenza sull’istituto del voucher e sul relativo utilizzo, che ha fatto registrare un vero e proprio boom negli ultimi due anni e che all’Inps giudicano senza troppi giri di parole “frontiera del precariato e girone infernale che non contrasta il sommerso”.

NUMERI – L’analisi del working paper Il lavoro accessorio dal 2008 al 2015. Profili dei lavoratori e dei committenti, a cura di Bruno Anastasia, Saverio Bombelli e Stefania Maschio ( (INPS – Veneto Lavoro) mette in luce i punti deboli dello strumento alla luce del suo recente boom: 1,4 milioni di buoni utilizzati nel 2015 (25mila del 2008), committenti a quota 473mila (10mila del 2008) nel 40% dei casi con utilizzo per più anni, costo del lavoro dello 0,23%, numero di lavoratori 8%.

Il gruppo più numeroso di prestatori di lavoro accessorio è rappresentato da occupati presso altre imprese (29%) ma la maggioranza è rappresentata da precari. Nel dettaglio: 23% disoccupati (età media elevata), 18% che percepiscono ammortizzatori sociali, 14% inoccupati, 8% pensionati e altrettanti che svolgono altro lavoro autonomo, parasubordinato ed operai agricoli. Insomma, come si legge nel rapporto: “al netto dei pensionati, nella stragrande maggioranza non è tanto un popolo ‘precipitato’ nel girone infernale dei voucher dall’Olimpo dei contratti stabili e a tempo pieno (Olimpo a cui spesso non è mai salito) ma un popolo che, quando è presente sul mercato del lavoro, si muove tra diversi contratti a termine o cerca di integrare i rapporti di lavoro a part-time”.

IL SOMMERSO – La ricerca dimostra che non ci sono evidenze che provino una relazione positiva nei confronti del lavoro nero. Si può invece pensare, si legge nel rapporto: “più che a un’emersione, a una regolarizzazione minuscola (parzialissima) in grado di occultare la parte più consistente di attività in nero. In questo senso si può pensare ai voucher come la punta di un iceberg: segnalano il nero, che però rimane in gran parte sott’acqua”.

ABOLIZIONE – Si chiedono, in conclusione del rapporto, i ricercatori. “Le forze sociali che chiedono l’abolizione dei voucher ritengono che gli altri strumenti esistenti (lavoro a termine, lavoro somministrato) siano idonei e sufficienti a organizzare (e quindi pagare) anche le varie forme di lavoro accessorio”.

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