Lavoro, guerra di numeri su assunzioni ed effetti del Jobs Act

Il Premier festeggia i risultati dell'Istat ma il ministero del Lavoro rivela cali di rapporti a tempo indeterminato

(Teleborsa) – E’ guerra di numeri sul lavoro in Italia. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi su twitter scrive che “Dati ufficiali Istat. Nel II trimestre 2016 più 189mila posti di lavoro. Da inizio nostro governo: più 585mila. Il #JobsAct funziona””, un’affermazione presto condivisa dal Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Il Jobs Act funziona. I dati diffusi dall’Istat confermano una tendenza di crescita dell’occupazione. Nel secondo trimestre del 2016 gli occupati aumentano di 189mila unità rispetto al trimestre precedente e di 439mila unità in più in un anno, pari al +2,0%, 223mila dei quali sono under 35. I disoccupati calano di 109mila unità in un anno e gli inattivi di 489mila unità”.

Numeri questi, tuttavia, in forte contrasto con quanto affermato dal Ministero del Lavoro che sul proprio sito rivela un calo dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato pari a -29,4% (163mila unità in meno) nel secondo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015. Scendono anche gli avviamenti di contratti a tempo determinato, -8,7% (circa 164mila unità in meno) e i contratti di collaborazione, al -25,4% (quasi 30mila unità in meno). A questi dati vanno poi aggiunte le trasformazioni contrattuali, oltre 84 mila: ovvero, 62.705 da tempo determinato a indeterminato e 21.629 da apprendistato a tempo indeterminato.

I dati dunque sembrano non coincidere, ma in realtà si tratta di una diversa lettura della stessa questione: anche perché la fotografia dell’Istat, quella positiva, racchiude l’ondata delle assunzioni dovuta alle decontribuzioni, che hanno fatto crescere la percentuale di lavoratori assunti prevalentemente a fine 2015, tra novembre e dicembre.

Il dato su cui ha avuto più impatto il Jobs act è rappresentato dal calo dei ragazzi che non sono impegnati a scuola né a lavoro, i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training), diminuiti di 252 mila unità in un anno, secondo l’Istat. Nei secondi trimestri l’incidenza dei Neet, cresciuta dall’inizio della crisi fino al 2013 (dal 17,7% del secondo trimestre 2008 al 25% del secondo 2013), è rimasta stabile tra il 2014 e il 2015, per poi scendere al 22,3% nel secondo trimestre 2016.

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