Lavoro: al posto dei voucher arriva il libretto familiare

Ricaribile e online. Novità anche per le imprese

(Teleborsa) Nati (e cresciuti) sotto una cattiva stella, l’addio ai voucher era inevitabile.Peccato che neanche l’abolizione totale sia bastata a spazzare via le polemiche: dopo la cancellazione,infatti, il caos. Nella fretta di “dribblare” e disinnescare il referendum promosso dalla CGIL (che era stato fissato per il 28 maggio), non si sono fatti i conti con un “vuoto normativo” che ha generato una serie di proteste e perplessità, ancora in atto.

Parola d’ordine: correre ai ripari. A mettere una pezza (o, quantomeno, a provarci) dovrebbe arrivare il “libretto familiare”, pronto a prendere il posto dei vecchi voucher, finiti ormai in soffitta, diventando così il nuovo strumento per il lavoro occasionale. Lo anticipa oggi il Corriere della Sera. Una sorta di carta prepagata per assicurarsi le prestazioni, rigorosamente saltuarie, di colf, badanti e baby sitter.  Una sera alla settimana, oppure nel fine settimana per coprire il turno di riposo dei collaboratori domestici fissi. Il governo è pronto a inserire questa e altre novità in un emendamento alla cosiddetta “manovrina” di primavera,  la mini Finanziaria chiesta da Bruxelles all’esame della Camera.
Il pagamento con la carta ricaricabile, grazie al passaggio su una piattaforma gestita dall’Inps, sarebbe completamente tracciabile. Un sistema, dunque, più trasparente, anche e soprattutto in chiave anti evasione che  consentirebbe al datore di lavoro, cioè alle famiglie, di scaricare dalle tasse un parte della spesa. E questo, però, anche il punto più critico. Servono le coperture e bisognerà capire come il governo troverà i fondi.
Importanti novità anche sul modo di utilizzo: con il vecchio sistema dei voucher le famiglie  acquistavano il buono e solo in un secondo momento decidevano come usarlo, ossia chi pagare. Con il nuovo meccanismo, invece,  è l’opposto  bisognerà subito indicare il nome del lavoratore. In pratica, non sarà un buono, ma un contratto vero e proprio, anche se in forma semplificata.
E le imprese? Nello stesso emendamento il governo è pronto anche a definire  lo strumento che prenderà il posto dei voucher per le aziende. Per tutte, non solo per quelle al di sotto dei 10 dipendenti come si era ipotizzato all’inizio, ci sarà un nuovo contratto “leggero”, una versione semplificata del cosiddetto lavoro a chiamata che prevede, però, un limite massimo di utilizzo: la stessa persona non potrà essere «chiamata» per più di 400 giorni nell’arco di tre anni. Altrimenti scatta l’assunzione con un contratto a tutele crescenti.

TROVA LE DIFFERENZE – Il lavoro a chiamata, sia nella versione classica sia in quella leggera, ha un costo che va dai 20 ai 25 euro l’ora contro i 10 dei vecchi voucher. In pratica, quasi il doppio. Sempre a differenza dei vecchi buoni, prevede contributi previdenziali più alti e quindi più vantaggioso in ottica pensionistica.

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