La lotta ai “furbetti dello Stato”: cosa non fare per non esser licenziati

Dall'assenteismo allo scarso rendimento, nel decreto Madia si specificano le condizioni per far partire le punizioni

(Teleborsa) – E così anche i dipendenti statali, finora forti del posto ultra sicuro, potranno esser licenziati. Il tanto atteso “Decreto Madia“, che prevede la risoluzione del rapporto di lavoro anche per i lavoratori ritenuti finora pressoché intoccabili, salvo eccezioni che si possano contare sulla punta della dita, è in dirittura d’arrivo. Lo si attende per metà febbraio.

Di quali gravi mancanze disciplinari dovranno macchiarsi questi “intoccabili” per esser mandati a casa senza un euro di retribuzione? Ecco le indiscrezioni su cosa farà accendere la spia rossa di avvertimento su quanto provocherà sanzioni fino al licenziamento, a cominciare dalle assenze di massa in occasione di Grandi Eventi, iscrizioni scolastiche, presentazione “730”, o di circostanze straordinarie che richiedano in ogni caso più impegno del normale.

O quelle ripetute malattie che, guarda caso, insorgono soprattutto di venerdì e di lunedì come nel previsto primo giorno di lavoro al ritorno dalle ferie. Visite fiscali scrupolose e severe saranno all’ordine del giorno e per chi verrà trovato in difetto cominceranno quei guai seri che, sebbene previsti dai regolamenti, non sono di fatto mai esistiti.

Un elenco di 10 situazioni assolutamente non tollerate, un vero e proprio decalogo, che il dipendente non potrà far altro che evitare, pena la sanzione che potrebbe dar luogo anche all’espulsione: l’accettare regali di valore, l‘abuso dell’auto di rappresentanza, la falsa attestazione di presenza in ufficio o comunque dal servizio e lo scarso rendimento. Spauracchio quest’ultimo che ha messo in serio allarme i “lavativi” dediti più ai cruciverba e ai giochini con gli smartphone (la maggior parte dei pc degli uffici già da tempo non permettono di giocare con i “solitari”).

Come del resto, per quanto riguarda le mendaci attestazioni di presenza, il panico si sta impadronendo soprattutto di quanti tanto puntuali all’entrata nel “timbrare” o “passare” il badge per aprire i tornelli, quanto rapidi e capaci di imboccar l’uscita di soppiatto magari per andare a far la spesa approfittando dell’orario di lavoro. Spesso con la complicità di colleghi compiacenti.

La massima sanzione colpirebbe anche, nei casi più gravi, il responsabile dell’ufficio che, di fronte agli illeciti, fa finta di non aver visto nulla. Il Decreto dovrebbe anche far scendere da quattro a tre i mesi il periodo di tempo entro il quale l’iter della procedura disciplinare debba esser concluso, confermando il massimo dei 30 giorni per il cosiddetto “licenziamento sprint” a carico dei “furbetti del cartellino”.

Modalità veloce che dovrebbe comunque riguardare tutti coloro sorpresi in “flagranza di grave mancanza” soggetto a provvedimento disciplinare. Non dovrebbero, inoltre, esserci più “vizi e cavilli” a ritardar l’azione, e sempre nell’ottica della semplificazione e dello sveltimento, probabilmente passerà alle competenze dei “singoli contratti” la regolamentazione delle sanzioni disciplinari più leggere.

Intanto i sindacati sono al lavoro e si confrontano in modo informale col Ministero della Pubblica Amministrazione nell’attesa di un incontro ufficiale che si terrà, con ogni probabilità, alla vigilia della discussione in Consiglio dei Ministri del Decreto Madia. Discussione prevista tra il 16 e il 17 febbraio.

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