Jobs Act: aumentano i licenziamenti con le nuove regole

Se sostenitori e denigratori del Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi, si sono spesso sfidati sui numeri dei nuovi occupati, scarsa attenzione è stata invece rivolta ai licenziamenti. I quali, come si evince da un’accurata analisi del sito delle piccole-medie imprese pmi.it, sono nettamente aumentati negli ultimi tre anni. Specie quelli disciplinari, non più protetti dal vecchio articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che rimandava al giudice la decisione sul fatto che un licenziamento avvenisse effettivamente per ragioni disciplinari o meno.

Per la prima volta l’INPS rende noti i dati su cessazioni dei rapporti di lavoro, focalizzando in particolare sui licenziamenti, esplicitandone la causa.

Diffusi anche i nuovi dati dell’Osservatorio sul precariato. In primo luogo l’INPS sottolinea i cambiamenti normativi che hanno influito sull’andamento dei licenziamenti, ovvero le cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, incluso l’apprendistato, nel settore privato. Tali cessazioni sono state individuate attraverso i flussi UNIEMENS tra i licenziamenti riconducibili ad un’iniziativa del datore di lavoro.

Tra li interventi normativi 2015-2016 di maggiore rilievo l’Istituto segnala:

  • la riduzione della mobilità per gli over40;
  • l’introduzione del contratto a tutele crescenti;
  • l’introduzione della NASpI;
  • l’obbligo di dimissioni online.

Per gli anni 2013 e 2014 è stata effettuata una verifica con accesso a mobilità e pagamento dei ticket licenziamenti, introdotto dalla Legge 92/2012 con decorrenza dall’anno 2013, registrando un aumento di circa il +6% sul totale dei licenziamenti a tempo indeterminato.

I licenziamenti di lavoratori con contratto a tempo indeterminato nei primi 9 mesi dell’anno sono passati dai 452.717 del 2014 ai 430894 del 2015, ai 448.544 del 2016 su un totale di contratti a tempo indeterminato stipulati di 10.296.212 nel 2014, 10.161.270 nel 2015 e 10.873.449 nel 2016. Considerando i valori assoluti, nei primi 9 mesi del 2016 i licenziamenti sono cresciuti del +4% mentre nel 2015 erano diminuiti del -5%. Risultano inoltre in aumento i licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo (licenziamenti disciplinari).

Quest’ultima tipologia ha visto coinvolti soprattutto i lavoratori stranieri, probabilmente per effetto dell’introduzione delle dimissioni online che secondo l’Istituto ha portato ad una riduzione delle dimissioni volontarie e ad un aumento dei licenziamenti disciplinari.

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