Italia, la ricerca di lavoratori è al top dal 2010

Crescono i posti vacanti nel secondo trimestre nei servizi, mentre sono stabili quelli dell'industria

Il mercato del lavoro italiano sembra aver imboccato la strada della ripresa. Dopo il calo a sorpresa della disoccupazione a giugno, trainata dalla componente femminile, segnali positivi giungono dalle imprese, che appaiono più disposte ad assumere. Infatti l’Istat rileva che la stima preliminare del tasso di posti vacanti nel secondo trimestre si attesta allo 0,9%, in aumento dello 0,1% rispetto al periodo precedente e al suo livello record dal 2010.

Ma cosa significa esattamente questo indicatore? Esso non è altro che il rapporto espresso in percentuale tra numero di posti in attesa di candidati (dette “job vacancies”) e del totale delle posizioni lavorative create, siano esse occupate o, appunto, “vacanti”. Nello specifico, le vacancies forniscono una misura delle ricerche di personale che alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre) sono già iniziate e non ancora concluse.

Non fa differenza se si tratti di posti nuovi o già esistenti; basta che siano effettivamente liberi o in procinto di diventarlo, e che i datori di lavoro si impegnino a cercare attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa interessata. Perciò un valore positivo del vacancy rate viene solitamente interpretato come un buon segnale per l’economia nel complesso, delineando la presenza di un eccesso di domanda.

Un rialzo più marcato invece potrebbe segnalare un “mismatch” tra lavoratori e aziende, ovvero che le qualifiche dei primi non corrispondono ai criteri delle seconde. Non sembra essere questo il caso per l’Italia, sia guardando al dato complessivo che a quello riferito ai singoli settori: il dato cresce di 0,1 punti percentuali nei servizi, raggiungendo l’1%, mentre si conferma stabile allo 0,7% nell’industria.

Inoltre il tasso di posti vacanti, assieme ad altri indicatori, può fornire informazioni utili ad interpretare la congiuntura. L’Istat infatti spiega che queste posizioni “possono dare segnali anticipatori sull’andamento del numero di posizioni lavorative occupate nel prossimo futuro”.

Il dato, pur in progresso rispetto ai primi tre mesi dell’anno, rimane di un punto al di sotto del risultato realizzato sia dai paesi della Zona Euro sia dall’Europa a 28 (1,9% per entrambi) nel primo trimestre. L’Eurostat però utilizza una misura più ampia per le vacancies, mentre in Italia vengono ispezionate i posti vacanti nelle imprese con almeno 10 dipendenti. Pertanto se l’ottimismo sul mercato del lavoro rimane giustificato, molto rimane ancora da fare per risalire la classifica dell’OCSE, che ci vede ultimi assieme a Grecia e Turchia.

Italia, la ricerca di lavoratori è al top dal 2010
Italia, la ricerca di lavoratori è al top dal 2010