Istat: retribuzioni più alte in Lombardia, maglia nera alla Calabria

(Teleborsa) Cosa vuoi fare da grande? Alzi la mano chi, fin dalla tenera età, non si è sentito ripetere, più volte, questa domanda. E giù a riflettere. L’astronauta? Forse la rock star? Macché. Il futuro è in giacca e cravatta. A dover seguire la nota dell’Istat sui differenziali retributivi nel settore privato relativa al 2014, la risposta è una sola: “Mamma, da grande voglio fare il dirigente”. Sì, perché i dirigenti in Italia hanno una retribuzione oraria 3,4 volte superiore rispetto alla media dei lavoratori.

Più in generale, nel 2014 la media delle retribuzioni lorde orarie in Italia è stata pari a 14,1 euro.
Numeri alla mano, emerge ancora una volta il divario Nord-Sud con la Lombardia che con 15,7 euro ha la retribuzione oraria più elevata. Seguono Lazio con 14,8 euro, Piemonte e Bolzano con 14,7 euro. Si soffre, invece, al Sud dove Basilicata, Puglia e Calabria sono le regioni che registrano le retribuzioni orarie più basse. Tra i settori di attività economica, la retribuzione oraria media più elevata si rileva nel settore delle Attività finanziarie ed assicurative (25,4 euro).
 
LE DONNE ARRANCANO Continua, non senza ostacoli, la marcia delle donne verso una reale parità di genere, costrette ancora a rincorrere i colleghi uomini. Le retribuzioni orarie delle posizioni lavorative occupate da donne sono, infatti, pari a 13,0 euro contro i 14,8 euro di quelle degli uomini.Il differenziale retributivo di genere, calcolato come la differenza percentuale tra la retribuzione oraria di donne e uomini, rapportata a quella degli uomini, è pari a -12,2%.
 
LAUREA “BLINDA FUTURO” Se siete tra quelli che hanno seguito i saggi consigli dei genitori e siete riusciti a portare a casa il famoso “pezzo di carta”, potete gioire. La retribuzione oraria delle posizioni lavorative dei dipendenti con istruzione terziaria (laurea o oltre) è di 19,4 euro, ed è del 35,7% più alta rispetto a quella dei diplomati (14,3 euro) e del 60,3% più alta rispetto a quella di chi possiede la sola istruzione primaria (12,1 euro). All’aumentare del livello di istruzione cresce la retribuzione oraria per uomini e donne, ma cresce anche lo svantaggio retributivo per le donne. Per le posizioni con la laurea e oltre la retribuzione oraria delle donne è di 16,1 euro contro 23,2 euro degli uomini con un differenziale pari a -30,6%.

DIRITTO DI ANZIANITA’ Beata gioventù. Quasi sempre. Sì, perché se la carta d’identità vi ricorda che non siete proprio nati ieri, non scoraggiatevi. La retribuzione oraria, infatti, aumenta all’aumentare dell’età e dell’anzianità di servizio: per un lavoratore con almeno 35 anni di servizio è del 70% superiore a quella di un lavoratore con meno di 5 anni di servizio.

CORSIA “DIRIGENZIALE” Corsia preferenziale per i dirigenti che hanno una retribuzione oraria pari a circa cinque volte quella delle professioni non qualificate e oltre tre volte superiore alla media. Ma anche qui sono gli uomini ad avere la meglio: per i dirigenti maschi, infatti,  la retribuzione oraria è oltre una volta e mezzo quella delle dirigenti femmine.
 
LOW PAY JOBS –  Brutte notizie per il 5,6% delle posizioni lavorative che ha avuto una retribuzione oraria inferiore o uguale a 7,5 euro (ossia meno dei due terzi della media nazionale).  
SUD, DONNE E GIOVANI, TRIS PERDENTE – Tali posizioni a bassa retribuzione si concentrano al Sud, nel macro settore dei Servizi, tra le donne e i giovani,  con i  livelli di istruzione più bassi e tra i part-timer. Tra loro collaboratori domestici, bidelli e addetti alla pulizia.

Tuttavia, precisa l’Istat, l’Italia ha un gender pay gap tra i più bassi in Europa, sintesi di un valore molto basso per il settore pubblico e di un valore per il settore privato in linea con gli altri paesi europei.

Istat: retribuzioni più alte in Lombardia, maglia nera alla Calabria
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