Il trattamento fiscale dei fondi pensione privati

Le disposizioni riguardano il settore privato, i lavoratori autonomi e i soci lavoratori delle cooperative

Fisco 7

Con il D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 (entrato in vigore il 1 gennaio 2008) è stata dettata la disciplina delle forme pensionistiche complementari e il loro trattamento fiscale.

Le disposizioni riguardano il settore privato, i lavoratori autonomi e i soci lavoratori delle cooperative, mentre per i dipendenti del comparto pubblico è necessario rifarsi alle previsioni di cui al D.Lgs. 124/1933.

Deducibilità fiscale

Per quanto concerne i lavoratori subordinati del settore privato e i lavoratori autonomi, la sopra citata normativa stabilisce che i contributi versati alle forme di previdenza complementare dal lavoratore e dal datore di lavoro (o committente) sono deducibili dal reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef per un importo non superiore a 5.164,57 euro.

Ciò permette di determinare un particolare risparmio di imposte dovute pari all’aliquota fiscale più elevata applicata al reddito complessivo del contribuente (risparmio che si ripercuote su l’intera fiscalità personale tenendo conto della globalità dei redditi prodotti e dichiarati in un periodo d’imposta).

È importante precisare che le somme versate come contribuzione al fondo di previdenza complementare (compresi anche i versamenti per conto delle persone fiscalmente a carico) e per le quali non sia stato possibile fruire della deduzione prevista per legge non creano tassazione corrispondente al momento della liquidazione della prestazione. In tal caso il contribuente dovrà comunicare alla forma pensionistica complementare, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento ovvero, se il diritto alla prestazione matura prima di tale data, entro il giorno di maturazione, l’importo non dedotto (o che non sarà dedotto) nella dichiarazione dei redditi.

In caso poi di prosecuzione, oltre il limite temporale dell’età pensionabile, è possibile mantenere il beneficio della deducibilità fiscale per i contributi versati alle forme pensionistiche complementari a cui si risulta iscritti. Tale scelta di contribuzione libera è ammessa a condizione che l’aderente possa far valere, alla data del pensionamento, almeno un anno di contribuzione a favore delle forme di previdenza complementare.

Lavoratori di prima occupazione

Particolari disposizioni sono previste per i soggetti che si affacciano al mondo del lavoro (i cosiddetti lavoratori di prima occupazione e senza una posizione contributiva obbligatoria aperta presso qualsiasi ente previdenziale alla data del 31.12.2006).

A costoro, in caso di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007,  è riconosciuta una maggiore deduzione, limitatamente ai primi 5 anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, consentendo, nei 20 anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, di dedurre dal reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef, contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro, fino a un ammontare pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche, e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro l’anno.

Pertanto, l’importo massimo annuale complessivamente deducibile (a partire dal 6° anno successivo a quello di iscrizione) aumenta, in tali situazioni, a 7.746,86 euro.

I contributi versati a favore dei familiari fiscalmente a carico

Le disposizioni sopra riportate – e quindi anche la relativa agevolazione fiscale – è riconosciuta anche nel caso in cui siano versati contributi a favore e nell’interesse di familiari fiscalmente a carico.

I familiari considerabili fiscalmente a carico, anche se residenti all’estero o non conviventi con il contribuente, sono:

  • il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
  • i figli (compresi i figli naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati) indipendentemente dal superamento di determinati limiti di età e dal fatto che siano o meno dediti agli studi o al tirocinio gratuito; gli stessi pertanto, ai fini dell’attribuzione della detrazione, non rientrano mai nella categoria “altri familiari”;

Questi devono possedere un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.

Sono poi considerati altri familiari a carico i soggetti che, presentando anch’essi il requisito del reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro, convivono con il contribuente o ricevono dallo stesso assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’Autorità giudiziaria. Questi sono:

  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  • i discendenti dei figli;
  • i genitori (compresi i genitori naturali e quelli adottivi);
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
  • i nonni e le nonne (compresi quelli naturali).

L’agevolazione fiscale per i versamenti di contribuzione destinata alla previdenza complementare in favore dei familiari e altri familiari a carico spetta per l’ammontare non dedotto dalle persone stesse, fermo restando l’importo complessivo di 5.164,57 euro.

Per quanto riguarda la comunicazione alla forma pensionistica complementare dei contributi non dedotti, il titolare della posizione previdenziale dovrà darne comunicazione al fondo specificando che le somme non dedotte dallo stesso iscritto non sono state dedotte altresì dal familiare o altro familiare a carico.

È opportuno precisare che se il familiare a favore del quale sono stati versati i contributi è a carico di più persone, il beneficio fiscale spetta a colui al quale è intestato il documento comprovante la spesa. Se, invece, il documento è intestato al familiare a carico, è possibile specificare con una annotazione sul documento stesso la percentuale di spesa imputabile a ciascuno degli aventi diritto.

Francesco Geria – LaborTre Studio Associato

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