Il governo stoppa Boeri: salva la maxi pensione dei sindacalisti

L'Inps chiede lumi, il governo non se la sente di toccare la materia

Triplicare l’ultimo stipendio versando la contribuzione aggiuntiva dovuta al ruolo sindacale nella quota A (che riguarda le occupazioni fisse e continuative) invece che nella quota B (che raccoglie i contributi di chi esercita un ruolo temporaneo e provvisorio): è questo l’escamotage che alcuni sindacalisti avrebbero messo in atto per poter avere una pensione più alta, fino al triplo, secondo la ricostruzione fatta dal Corriere della Sera. Una sentenza della Corte dei Conti avrebbe condannato la pratica in questione, ma nonostante tale pronunciamento, il Ministero del Lavoro ha fatto sapere che lo stop a queste operazioni vale solo per il futuro.

LE RICHIESTE DELL’INPS – In base alla sentenza di cui sopra, l’Inps ha effettuato una serie di controlli su 119 pensioni decorrenti dal 1997 al 2016, scoprendo che con l’escamotage di conteggiare i contributi aggiuntivi nella quota A invece che nella quota B, c’è chi ha avuto un incremento compreso tra un minimo del 18,9% a un massimo del 62,5%. L’istituto ha quindi chiesto al Ministero del Lavoro delle indicazioni su come comportarsi in futuro, cioè se seguire i dettami della Corte dei Conti oppure concedere pensioni “gonfiate” a chi ha spostato i contributi nella quota più vantaggiosa.

LA RISPOSTA DEL MINISTERO – Ma evidentemente il governo salva la pensione dei sindacalisti lasciando la patata bollente nelle mani di Tito Boeri e dell’Inps. Dopo quattro mesi di attesa negli uffici legislativi del ministero del Lavoro, la circolare dell’Istituto di previdenza che avrebbe dovuto cancellare il privilegio pensionistico dei sindacalisti è tornata al mittente. Abbastanza per arricchire di una nuova puntata il lunghissimo braccio di ferro tra il dicastero guidato da Giuliano Poletti e l’Inps.

Il dicastero guidato da Giuliano Poletti ha infatti risposto che “anche gli emolumenti sindacali erogati con carattere di fissità e continuità vanno valorizzati ai fini del computo nella quota A”. Si ammette che andrebbero evitati “gli abusi del diritto che si possono realizzare attraverso incrementi anomali delle retribuzioni dei rappresentanti sindacali a ridosso del collocamento in quiescenza al sono fine di conseguire sproporzionati e ingiusti vantaggi in termini di prestazione pensionistica”. Come a dire: va bene tagliare gli escamotage, ma solo in futuro, in barba alla sentenza della Corte dei Conti.

REAZIONI – Immediate le reazioni dei sindacalisti: “Boeri rischia solo di creare contenziosi che creerebbero problemi all’Inps”, sbotta il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo, lasciando intendere di poter sollevare nuove grane nei rapporti sindacali dentro l’Istituto di previdenza. Di più: “Boeri spesso fa cose che rischiano di creare solo contenzioso, come per esempio con le buste arancioni”, vale a dire quelle con cui l’Inps comunica ai lavoratori il probabile importo della loro pensione futura, “per le quali si sta spendendo inutilmente un sacco di soldi e creando tensioni”. Ancora più duro l’attacco di Gigi Petteni, segretario confederale della Cisl: “È normale che in un Paese in cui l’Inps dovrebbe vergognarsi di alcuni disservizi il suo presidente abbia come unico hobby quello di rompere le scatole ai sindacati?”

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