Criticano il capo su WhatsApp, licenziate due operaie di 29 anni

Lamentarsi del capo su Whatsapp con dei colleghi potrebbe farvi licenziare

Parlare male del capo su Whatsapp con altri colleghi potrebbe farvi licenziare. È successo a due ventinovenni assunte a tempo indeterminato in una piccola azienda del Parmense, che si erano sfogate nella chat dopo un’arrabbiatura. Una collega ha stampato gli scambi “incriminati” facendoli leggere al titolare dell’impresa, che a gennaio ha inviato alle operaie una contestazione disciplinare e, dopo qualche giorno, la lettera di licenziamento.

“E’ un caso particolare, una situazione che può capitare effettivamente a tutti”, dice all’Adnkronos l’avvocato Silvia Caravà, che assiste le due lavoratrici. “Si è parlato molto di Facebook e delle frasi che, pubblicate sul social network, possono risultare più o meno sgradite a terzi. Qui parliamo di una conversazione su WhatsApp che, a mio avviso, rientra nella corrispondenza privata: si tratta di conversazioni limitate ad una cerchia circoscritta e ben definita di persone. Tutto ciò che è chiuso assume rilevanza di corrispondenza privata”, dice l’avvocato. “I messaggi, poi, non avevano alcuna caratteristica diffamatoria“, spiega ancora. “In azienda non c’era un clima particolarmente sereno, le ragazze si sfogavano con battute e considerazioni goliardiche: nessun insulto, niente offese”.

La conversazione, a quanto pare, è stata portata all’attenzione del capo da una delle iscritte alla chat. “Il titolare si è ritenuto offeso e ha deciso direttamente per il licenziamento”, dice l’avvocato, che sottolinea invece l’opportunità di fare riferimento alla “gradualità dei provvedimenti disciplinari che possono essere adottati in caso di condotte ritenute non legittime. Un conto è scoprire un dipendente che ruba dalla cassa, un altro è leggere un messaggio scritto in una chat privata”. La vicenda arriverà in aula tra poche settimane. “La prima udienza davanti al Tribunale del Lavoro di Parma è in programma a maggio. Se la causa venisse svolta in tutto il suo iter, potrebbe durare un anno o anche meno”.

In collaborazione con Adnkronos

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