Assunta al nono mese: le accuse degli ex dipendenti contro il datore di lavoro

Secondo gli ex dipendenti dell’azienda, l’assunzione della donna incinta al nono mese sarebbe un’operazione di marketing.

Assunzione nono mese: le accuse

Fonte: Pinterest

È della settimana scorsa la notizia inerente l’azienda “The Creative Way”, situata nel nordest italiano, meritevole di aver assunto Martina Camuffo, 36 anni, al nono mese di gravidanza. La notizia fece scalpore perché il titolare dell’impresa, nonostante la donna fosse in procinto di partorire, l’ha assunta comunque, in un mercato del lavoro, in cui le donne-mamme fanno fatica a trovare spazio. Ma la scelta del titolare è stata chiara: non rinunciare alla professionalità della donna solo perché incinta e quindi presto mamma.

Ma la vicenda ha continuato a far discutere, perché oltre al consenso generale, tra commenti positivi di politici e giornalisti, sembra che non tutti abbiano reagito bene alla notizia: Martina Cognolato, una ex dipendente, esperta in grafica e comunicazione, ha dichiarato il suo dissenso insieme ad altre sue ex colleghe. La donna ha affidato al suo profilo personale su Facebook il suo sfogo, in cui spiega perché secondo lei la mossa del titolare Schiavon sia stata una vera e propria strategia di marketing. Perché sembra che il passato dell’azienda sia tutt’altro che idilliaca: poco rispetto dei lavoratori e del loro lavoro, mancati pagamenti e irregolarità contrattuali. Lei gli rimprovera di aver condiviso foto con auto sportive e orologi costosi mentre i dipendenti non percepivano gli stipendi.

A carico della web agency sembra che ci siano delle cause per recupero crediti, mancati pagamenti e TFR che l’azienda dovrebbe ancora pagare agli ex dipendenti. Subito dopo la pubblicazione del post su Facebook, non sono mancate le partecipazioni di solidarietà anche di altri ex dipendenti.  Ovviamente il punto non è l’assunzione di Martina Camuffo, ma l’approfittarsi della situazione per fare pubblicità all’azienda quando in realtà, secondo l’ex dipendente, il titolare non rispetta davvero i lavoratori. La risposta di Schiavon, come poteva essere prevedibile, non si è fatta attendere. Il titolare si difende, affermando che tutte le situazioni pendenti sono state in realtà già risolte, anche perché inerenti una società differente e già chiusa, e rispedendo al mittente le accuse di pubblicità gratuita. Quindi non una mera azione di marketing, ma un vero e proprio riconoscimento delle qualità di una donna alle quali un’azienda non può e non deve rinunciare.

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