Aria condizionata in ufficio: cosa prevede il regolamento

Infezioni, senso di malessere e spossatezza: gli ambienti di lavoro privi di manutenzione nascondono gravi rischi per la salute

Con l’imminente arrivo della bella stagione l’aria condizionata in ufficio diventa un rifugio essenziale per sfuggire alla calura dell’estate: ma bisogna fare sempre molta attenzione: la refrigerazione artificiale dell’aria nasconde notevoli insidie e il rischio di contrarre alcune particolari malattie è tutt’altro che remoto.

Ma quali sono le norme da seguire per avere degli ambienti di lavoro sempre salubri e accoglienti? Le regole sono tante, ma se seguite in maniera scrupolosa è possibile scongiurare qualsiasi genere di rischio di nocività dell’attività lavorativa.

Il primo nemico per la salute dei lavoratori da scrivania è lo sbalzo termico. D’estate, il divario tra le temperature torride che si registrano in esterna e la temperatura troppo fredda che può caratterizzare gli ambienti lavorativi è la prima causa di malanni per gli impiegati, ma anche per chi frequenta saltuariamente gli uffici, Per evitare questo spiacevole inconveniente è sempre importante che gli impianti di condizionamento siano sottoposti a periodici interventi di manutenzione. Equilibrare le temperature non è l’unico obiettivo per ottenere un ambiente sano, è necessario anche (come recita l’art. 9 del D.P.R. 303/1956 ) che nei luoghi di lavoro chiusi sia garantita sempre aria salubre, anche tramite impianti di areazione ma stando ben attenti che il ricambio dell’aria non colpisca i lavoratori a posti fissi con correnti che potrebbero arrecare loro danno.

Per regolarsi, è stato anche stabilito un limite di velocità massimo che l’aria può raggiungere tra i corridoi. Secondo le linee guida per uffici amministrativi ISPESL le correnti non devono mai superare gli 0,15 m/s. Oltre si rischia.

Ma qual è la temperatura adeguata per vivere serenamente negli ambienti d’ufficio? Secondo un’inchiesta realizzata proprio per stabilire il clima ideale la temperatura deve rimanere tra i 18 e 22 gradi, anche se in estate l’asticella di tolleranza si può elevare anche di un paio di gradi.

L’equilibrio tra temperature e un buon tasso di umidità è fondamentale per tenere alla larga problemi di salute anche gravi che possono incorrere in un ambiente insalubre:  se l’umidità è eccessiva e lo sbalzo termico è dirompente il rischio che intere colonie batteriche possano proliferare è davvero concreto. Batteri, acari e spore si annidano nelle moquette e negli impianti di condizionamento e se trovano un ambiente particolarmente umido possono proliferare nel giro di pochi giorni.

Infezioni agli occhi, alla gola e alla pelle sono le sgradite conseguenze dell’azione degli stafilococco, ma anche la temibile legionella, l’infezione causata da batteri coliformi può creare notevoli danni alla salute a causa di una cattiva manutenzione degli impianti di aria condizionata.

Negli uffici gli impiegati spesso lamentano anche mal di testa, difficoltà di concentrazione, nausea, oppressione stanchezza e senso generale di malessere causati dai tanti altri fattori che si annidano negli edifici, non necessariamente causati da agenti patogeni.

Particolare attenzione va tenuta nei confronti delle macchine fotocopiatrici: polveri e ozono O3 liberato dagli strumenti usati per effettuare copie e dalle stampanti laser sono nocive per la salute, ma anche i funghi che possono crescere negli impianti di areazione, lo smog fotochimico dei raggi ultravioletti delle lampade fluorescenti , i disinfettanti utilizzati per effettuare la manutenzione degli umidificatori e tanti altri piccoli fattori di rischio possono contribuire a rendere l’ambiente di lavoro una vera e propria trappola se non tenuti a bada, provocando sensazioni generali di malessere che vanno sotto il nome di “Sindrome da Edificio Malato”.

Aria condizionata in ufficio: cosa prevede il regolamento
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