(Altro che) Garanzia giovani: la Corte dei Conti Ue certifica il flop

“In Italia strategia sbagliata. Offerti soprattutto tirocini, non posti di lavoro”

(Teleborsa)Neanche Garanzia Giovani è riuscita nel miracolo che tutti si auguravano. L’obiettivo era sicuramente di quelli ardui, ma, a dispetto, del nome “Garanzia giovani” è tutt’altro che una garanzia, soprattutto per gli inattivi (Neet), qualcosa di più che disoccupati. Una categoria di under 25 (l’Italia ha chiesto di estendere la garanzia giovani anche alle persone di età fino a 29 anni) più difficile da recuperare. Così difficile che non ci è riuscito neppure lo speciale programma approvato ad aprile 2013 dai leader dell’Ue e operativo da gennaio 2014 con l’obiettivo dichiarato (ma non centrato) di offrire impiego, formazione, tirocinio o apprendistato a tutti gli under-25 (under-30 in Italia) entro quattro mesi dalla fine degli studi o dall’inizio del periodo di disoccupazione.

A certificare il fallimento ci ha pensato la Corte dei conti europea attraverso una relazione sull’impatto delle politiche europee sulla disoccupazione giovanile pubblicata nella giornata di ieri  dopo aver preso in esame l’attuazione dello strumento europeo in sette Paesi, tra cui anche l’Italia.

Un obiettivo troppo vasto con la Garanzia che è riuscita solo in piccola parte. Risultato? Nessuno dei Paesi è riuscito ad assicurare un’offerta che rispettasse i tempi e che aiutasse davvero a inserire i giovani nel mondo del lavoro. I numeri sono impietosi: “Al termine del primo semestre 2016, oltre quattro milioni di giovani sotto i 25 anni erano ancora disoccupati”, ha dichiarato Iliana Ivanova, responsabile della relazione, secondo la quale “i responsabili delle politiche dovrebbero fare in modo che i programmi per aiutare i giovani non suscitino aspettative che non possono essere soddisfatte.”

Guardando in casa nostra, uno dei problemi che ha ostacolato il successo della Garanzia giovani è stata la decisione di creare un nuovo database al quale i ragazzi interessati devono registrarsi. Scelta che ha portato a un “basso livello di partecipazione” e aggiunto un “peso amministrativo non necessario”, sottolinea il rapporto.

A tagliare le gambe al successo dalle nostre parti  anche il ritardo nei pagamenti dei tirocini, avvenuti in media 64 giorni dopo la scadenza. Non solo bastone. Qualche parola al miele c’è: “ha portato l’Italia a modificare il sistema di classificazione dei giovani inattivi, che ora consente di collegare meglio domanda ed offerta”, e ha migliorato la definizione di “offerta di lavoro di qualità”, ha detto Ivanova.

Il problema della disoccupazione resta sicuramente una delle emergenze più drammatiche da affrontare  nonostante i leggerissimi passi in avanti e qualche piccola luce in un contesto fatto di ombre. Basti pensare che nell’Ue oltre 3,9 milioni di giovani al di sotto dei 25 anni erano ancora disoccupati nel febbraio 2017 (tasso di disoccupazione medio del 17,8% nell’Ue e 19% nell’area euro). Gli Stati membri più colpiti sono la Grecia (45%), la Spagna (41,5 %) e purtroppo anche l’Italia con una percentuale del 35,2 % che sicuramente non fa sorridere le migliaia di giovani alle prese con una crisi senza precedenti e un futuro con un grosso punto interrogativo con cui fare i conti.

(Altro che) Garanzia giovani: la Corte dei Conti Ue certifica il flop
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