Alitalia al redde rationem: il futuro è appeso a un filo. Anzi a un voto

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico: "Se vince il no si va verso il rischio concretissimo di una liquidazione"

(Teleborsa)Alitalia appesa a un filo. Anzi, a un voto.Quello attraverso il quale i 12 mila lavoratori dell’ex compagnia di bandiera italiana saranno chiamati a dire la loro,  approvando o bocciando il verbale di intesa sottoscritto pochi giorni fa tra azienda, governo e sindacati confederali e autonomi.

Si vota dall’alba del 20 aprile fino alla mezzanotte del 24. Il futuro di Alitalia, dunque, passa dal referendum,  per il quale non ci sarà il quorum. Saranno allestiti sette seggi: cinque a Fiumicino, uno a Linate e un altro a Malpensa.

Un piano, definito da molti lacrime e sangue ma necessario, deciso dall’azienda dopo la mediazione in extremis del governo e condiviso con i sindacati, che, numeri alla mano, prevede 1.700 esuberi (i vertici della compagnia ne aveva chiesti 2.037): tra loro 980 lavoratori a tempo indeterminato potranno usufruire della cassa integrazione a rotazione, mentre futuro nerisismo per i 600 contratti a tempo determinato, che non verranno rinnovati e per i 140 lavoratori che saranno licenziati tra i dipendenti delle sedi estere.

L’intesa prevede anche un sostanzioso taglio del costo del lavoro: rispetto alla richiesta di una riduzione degli stipendi che, inizialmente, oscillava tra il 24% e il 30%, i dipendenti subiranno una sforbiciata in media dell’8%. Ancora poche ore, dunque, poi il futuro di Alitalia sarà più chiaro.
“Il governo ha fatto un lavoro di mediazione per trovare un equilibrio. Noi  non vogliamo mettere più soldi pubblici, vogliamo che Alitalia diventi competitiva. Se il referendum dovesse dare un esito negativo, quello che deve essere chiaro a tutti è che si va verso il rischio concretissimo di una liquidazione”. Lo ha detto,  senza troppi giri di parole, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.
L’esito, incertissimo, del referendum, da cui di fatto dipenderà il destino di Alitalia, sarà reso noto il  25 aprile. Alcuni sindacati hanno già iniziato la campagna per il “No”, mentre altri hanno fatto sapere che lasceranno libertà di coscienza.  Nel caso ci fosse il via libera all’accordo da parte dei lavoratori, gli azionisti sono pronti a mettere sul piatto un  ulteriore impegno finanziario, garantendo lo stanziamento di quasi due miliardi di euro. Ma il , è ovviamente una conditio sine qua non. Se, invece, a spuntarla fosse il no, la strada sembra segnata ed è quella che porta dritta al commissariamento con la successiva svendita della compagnia aerea.
Alitalia al redde rationem: il futuro è appeso a un filo. Anzi a un voto
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