Lavoro addio: “Un robot costerà la metà di un lavoratore”. Le professioni in pericolo

Secondo alcune proiezioni, entro 10 anni spariranno 1,5 milioni di posti di lavoro

Dallo studio del Forum Economico Mondiale del 2015 sulla robotizzazione del lavoro alle recenti dichiarazioni dell’ex Ceo di McDonald’s sui robot destinati a rimpiazzare i dipendenti la tendenza è chiara: il lavoro come paradigma di reddito sarà sempre più una chimera, perchè la robotica finirà per essere più efficiente a costi sensibilmente minori. E’ la cosiddetta industria 4.0. Se l’idea di un reddito di cittadinanza non è al momento universalmente condivisa, è comunque utile interrogarsi sul futuro del lavoro, sempre più nebuloso.

COSTI – La società di consulenza internazionale Roland Berger ha appena pubblicato uno studio dedicato all’impiego di robot nel settore della logistica, da cui risulta che oggi un robot costa mediamente a un’ impresa tra i 18 e i 20 euro all’ ora. Un operatore umano, per lo stesso numero di ore lavorate, costa tra i 14 e i 15 euro. Di qui al 2020, però, i robot per la logistica andranno a costare sempre meno (se oggi costano circa 120 mila euro per unità, scenderanno sotto la soglia dei 100 mila euro ciascuno). Entro quattro anni un robot costerà alle aziende dell’Eurozona intorno ai dieci euro all’ora, mentre il costo dei lavoratori umani rimarrà stabile o salirà fino ai 19 euro orari. Insomma, nel 2020 un robot costerà la metà di un operaio.

INVESTIMENTI – La International Federation of Robotics stima che nel 2014 siano stati venduti 225 mila robot industriali, ovvero il 27 per cento in più rispetto all’anno prima. Alec Ross, consulente di Obama e di Hillary Clinton, nel offre altre informazioni interessanti: “L’investimento del capitale di rischio nella robotica sta crescendo rapidamente. Nel 2013 sono stati venduti 1300 robot chirurgici per un prezzo medi di 1,5 milioni di dollari ciasciuno, il numero di procedure sanitarie robotiche cresce di circa il 30 per cento l’anno, e più di un milione di americani si sono già sottoposti alla chirurgia robotica. Il 47 per cento dei lavori americani corre un alto rischio di essere robotizzato, e per un altro 19 per cento il rischio è di livello medio”. Per gli esperti di Roland Berger, invece, l’impiego di robot nella logistica farà perdere 1,5 milioni di posti di lavoro solo nell’Eurozona nei prossimi dieci anni.

SETTORI A RISCHIO – Non si pensi che a rischiare grosso sia soltanto la classe operaia, o ciò che ne è rimasto. L’utilizzo dei robot al posto degli operai in fabbrica è infatti un paradigma già avanzato, mentre la prossima rivoluzione riguarderà soprattutto i cosiddetti ‘colletti bianchi’. Le vendite di robot industriali, del resto, si prevede aumenteranno di oltre il 40 per cento a livello globale entro due anni. Oggi, infatti, nei settori altamente automatizzati come quello automobilistico svolgono quasi il 90 per cento delle mansioni. Da qui al 2020 saranno invece colpite soprattutto le categorie impiegatizie, in particolare amministrazione, contabilità e finanza. Gli impieghi più sicuri in un prossimo futuro restano quelli scientifici e informatici, i cosiddetti Stem, acronimo per Science, Technology, Engineering, Mathematics (matematica, informatica, scienze naturali, tecnologia). Quindi robot, stampanti 3D, nanotecnologie, ingegneria genetica, biotecnologie, internet mobile.

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